Considerazioni dopo le elezioni in Germania

I risultati delle elezioni in Germania ribadiscono la consistenza di un fenomeno già registrato in Francia con le votazioni per la scelta del nuovo capo dello Stato. Il primo dato di fatto è l’ulteriore conferma del malinconico e indiscutibile tramonto del socialismo nelle diverse forme adottate in Europa come negli altri continenti. Dopo la fine ingloriosa del comunismo crollato, a ben vedere, più per le sue falle mortali che per l’impegno degli avversari, si sta assistendo a una lunga agonia dell’ideologia e del movimento che lo aveva generato, il socialismo.

Agonia che si è manifestata la prima volta in Spagna dove ha contribuito a quello stallo elettorale – né vincitori né vinti – che, però, non ha provocato alcun effetto negativo: la vita è continuata regolarmente in un paese dove il re, sornionamente solo in apparenza, ha dimostrato fino ad oggi di saper calmare i bollenti spiriti della sinistra guardandosi al tempo stesso dall’esporsi troppo nella sempre più incandescente questione della Catalogna. Una questione non da poco che indubbiamente costituisce la preoccupazione più alta e il problema più impellente per chi ha il dovere di mantenere l’unità nazionale senza, però, urtare la sensibilità di un popolo legato alle proprie tradizioni e alla propria storia non sempre condivisa dai concittadini delle altre zone della penisola.

Quanto a Parigi, si ricorderà che Macron con “En marche” – è il nome del partito che lo ha condotto al potere – vuole mantenere quel patto di unità d’azione con Berlino tanto a lui favorevole nella strategia in campo internazionale. Gli osservatori non hanno certo dimenticato che subito dopo la sua vittoria il neo presidente annunciò ai giornalisti che la prima telefonata sarebbe stata alla signora Merkel con la quale evidentemente voleva condividere la gioia del trionfo. C’è chi non ha mancato di sottolineare, non a torto, certi atteggiamenti “primatisti” assunti da Macron ma forse dimentica che questo è un difetto ricorrente nella storia di Francia. Per onestà va detto che l’ambizione di essere “primo fra tutti” non si riscontra soltanto tra gli statisti d’oltralpe così come non è solo un sogno dell’attuale primo cittadino francese quello di riformare l’Unione Europea che si rivela sempre di più un organismo senza alcun potere e direzione. 

Sulla situazione tedesca va detto che ancora oggi il tema dei risultati elettorali nel paese indubbiamente più potente e prestigioso d’Europa trova spazio rilevante nei più autorevoli quotidiani del continente e d’oltre oceano. Ovviamente la vittoria della signora Merkel, anche se non ha segnato un primato rispetto alle precedenti votazioni, non poteva non essere sottolineata da inviati e da corrispondenti che unanimemente hanno evidenziato come tale successo sia per l’Europa motivo di rassicurazione per il domani. I lamenti della sinistra per la scalata dei partiti “non omogenei”, secondo le dichiarazioni dei maggiori esponenti politici, non sono un problema dal momento che hanno offerto sufficienti garanzie negli anni trascorsi di adeguamento alle regole costituzionali. Pure qui il partito socialista, nonostante la mobilitazione di tutte le personalità di maggior spicco dell’intellettualismo progressistico e nonostante l’accorta strategia di Martin Schulz, rientrato da Bruxelles proprio per assicurarsi il rispetto della linea da lui indicata, non ha avuto il suffragio di milioni di elettori che fino ad oggi lo avevano appoggiato.

E in Italia? Si seguita ad aspettare Godot. Inutilmente come Vladimiro (Didi) e Estragone (Gogo).

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