Amara meditazione di fine agosto

Non si sbaglia osservando che è sempre più basso, al punto di essere irrilevante, il numero dei cittadini italiani che seguono l’attività parlamentare del proprio paese. Costituiscono eccezioni coloro che, a domanda, saprebbero rispondere sul programma di lavoro dei due rami del parlamento, sui temi e problemi, spesso gravi, dibattuti nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama. Non si registra alcuna partecipazione, alcun interesse della cosiddetta opinione pubblica per le solitamente vane polemiche giornalistiche e radiotelevisive su questioni concernenti il presente e l’avvenire della penisola. E, inevitabilmente, questa indifferenza verso le istituzioni si traduce spesso in una resa acquiescente della maggioranza e in uno sdegno di coloro che non sopportano di vivere in un paese ormai del tutto privo di ogni istanza etica.

Quando la televisione da modo di assistere ai pochi cittadini non ancora disposti a rinunciare ai loro diritti e doveri previsti dalla Costituzione a quel che avviene nelle due sedi legislative, si deve prendere amaramente atto di essere membri di un popolo non più in grado di esprimere con civica fermezza il proprio rifiuto e la propria condanna verso una partitocrazia che non teme più di nascondere la propria tendenza al dispotismo.

Non si perde occasione per proclamare il carattere democratico della nostra repubblica fondata – come ha dichiarato recentemente un alto rappresentante delle istituzioni – sulla libertà di opinione, di parola e di iniziativa. Ma in realtà questa libertà è soltanto flatus vocis, nel concreto si assiste quotidianamente ad una sempre maggiore marginalizzazione di chi, sentendo vivi in se principi e valori legati alla tradizione vorrebbe partecipare attivamente, senza cadute demagogiche ad un impegnativo lavoro di risanamento morale e civile. Non c’è pubblica cerimonia in cui non si sentano i maggiori rappresentanti dei vertici dello Stato esaltare l’alto livello di libertà raggiunto dall’Italia ma, finora, la libertà si è risolta in una ulteriore concessione di spazio a chi vede e pratica la politica come l’apertura senza ostacoli ad una società immiserita nel più inetto conformismo e più soggetta a manovratori e sobillatori. 

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