Sinistra integralista: da Concetto Marchesi a Luciano Canfora

Sono rimasti in pochi, a causa dell’età, i cronisti parlamentari incaricati di seguire gli ormai trascurati dibattiti nelle due ali del Parlamento. E forse non c’è più qualcuno che possa rievocare gli interventi spesso infervorati, nel corso delle assemblee più accese, di Concetto Marchesi.

Marchesi fu, nei primi decenni della repubblica, un intellettuale legato al partito comunista che rappresentò, per anni, come senatore. Era docente e studioso della latinità, conosciuto, citato e stimato in campo internazionale. Anche ai suoi tempi i giovani si ribellavano, ma quando mai e dove i giovani non si sono ribellati? Ovviamente costestavano e facevano giornali anche in un’epoca in cui la massoneria era potente e gli anticlericali erigevano monumenti a tutti gli eversori: tra i preferiti, Giordano Bruno. 

Il nostro amò distinguersi dando al periodico da lui fondato e diretto il nome del più furioso e insidioso trasgressore, “Lucifero”. Per i suoi articoli, violentemente luciferini, finì dinanzi ad un giudice severo che lo condannò, lui sedicenne, a trenta giorni di reclusione evitati per l’età. E fra un saggio su Cicerone e un dibattito su Seneca subì il fascino della scienza giuridica al punto da ritenere opportuna anche una laurea in giurisprudenza che affiancò a quella precedente in lettere antiche. 

Durante il regime fascista non voltò, come volle far credere a regime defunto, le spalle al Fascio Littorio e alle sue organizzazioni. Ma fu abbastanza prudente da allontanarsi nel tragico luglio del ’43 dalle ormai sconfitte camicie nere per avvicinarsi ai suoi colleghi simpatizzanti dell’ideologia marxista-leninista e in collegamento con le cellule clandestine del p.c.i. Quel che avvenne dopo è ben noto. Non gli fu difficile, data la sua fama di docente e di studioso, raggiungere i vertici delle Botteghe Oscure  acquistando e mantenendo una posizione prestigiosa.

Viene in mente, pensando a Marchesi, un altro emerito professore di chiara fama per le sue lezioni e per i suoi perspicaci contributi, tesi ad approfondire le questioni concernenti gli studi classici. Si parla di Luciano Canfora che si è messo in luce negli ultimi tempi non soltanto come uno dei maggiori esponenti nel campo della ricerca e della riflessione sulla storia e la letteratura antiche ma pure in quello del pronunciamento politico. I suoi articoli, le sue interviste e le sue polemiche non sono e non possono essere trascurate. Si ha spesso l’occasione di leggere contemporaneamente sia i risultati delle sue indagini nei vari settori di competenza che i suoi interventi su questioni legate al momento politico: in Italia costantemente agitato e confuso.

E, sia detto con franchezza e con rispetto, quando affronta questioni legate alla polemica del giorno, il lucido docente e l’accorto nonchè instancabile ricercatore, è duramente posto in ombra a vantaggio dell’utopista, del sognatore di una società socialista magari destinata ad essere soggiogata da un nuovo Lenin. Un dato negativo per la cultura.

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