Un paese tra amarezze e aspirazioni

Lo storico che si proporrà di rievocare il confronto politico di questi tempi non meno convulsi di quelli che li hanno preceduti con lo sterminio della seconda guerra mondiale e il terrore dei regimi comunisti, camuffati da democrazie popolari, si troverà ad affrontare un compito molto difficile.

In Italia si richiederà un impegno maggiore di quello necessario ad altre nazioni dove più marcato è il senso civico e la fiducia nella centralità del potere. Infatti, con la morte e la sepoltura della prima repubblica – a dire il vero, senza particolare rimpianto se non degli emarginati – si sono frantumati per poi scomparire i due colossi, la democrazia cristiana e il partito comunista, che dominavano il campo politico. La morte violenta dei maggiori protagonisti al vertice dei due partiti egemoni ha segnato simbolicamente il tramonto di un’epoca con il crollo di un sistema non più considerato all’altezza dei tempi. Per la memoria si rievocano le figure di Aldo Moro, assassinato dai terroristi e di Enrico Berlinguer, colpito a morte da un ictus mentre teneva un comizio. 

Naturalmente sarebbe semplicistico non tener conto che l’origine della seconda repubblica fu favorita dalla situazione internazionale. Il momento sembrava offrire al paese prospettive migliori. Affossata la vecchia partitocrazia, non furono in pochi ad esultare con l’illusione che si aprisse in Italia un campo d’azione politica con maggiori occasioni operative. Purtroppo, dopo le meteore di Craxi e Berlusconi, sono trascorsi i giorni, i mesi, gli anni, ma il grigiore che non ha tardato a manifestarsi, non si è diradato. E la storia è buon testimone.

Sono cambiati i nomi dei movimenti, si è giunti a diversi apparentamenti ma non è scomparso il vecchio costume politico dove a prevalere sono i compromessi, gli inganni, i calcoli di fazione e personali: un panorama che non offre un segno tale da lasciar presagire la riconquista della fiducia che apre allo spirito di collaborazione civica.

È ovvio che nulla può giustificare il pessimismo. Il paese ha ancora energie fresche e intelligenze volitive che attendono di essere valorizzate. Ci sono ancora menti e cuori che sperano di essere mobilitati. Nonostante tutto, ci sono tensioni positive, spiriti creativi, istanze che non vanno deluse.

Sarebbe una colpa storica imperdonabile fingere di non accorgersi delle aspirazioni di chi, superate le prove della giovinezza, è pronto a svolgere compiti di responsabilità. C’è un patrimonio che va utilizzato con saggezza e nella consapevolezza di dover rendere conto a chi spetterà l’onere di nascere e vivere in un paese divenuto, purtroppo, da centro di cultura a ritrovo di cittadini con ben poche speranza per il domani.

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