Terrorismo e libertà 

Non molti anni fa, quando apparve evidente come ormai il terrorismo avesse superato le dimensioni di un fenomeno limitato nello spazio e nel tempo per divenire un problema talmente impellente da investire le responsabilità di ogni governo, ci fu chi sottolineò il rischio di provvedimenti inevitabilmente riduttivi della libertà personale.
L’acceso dibattito sulla delicata e pressante questione durò a lungo coinvolgendo governi e parlamenti, dirigenti di partito e uomini delle istituzioni, intellettuali e sindacalisti. A Roma si ricorda un convegno tenutosi all’Università cui parteciparono studiosi e docenti di indiscusso prestigio che, però, non riuscirono a dar vita ad un vero confronto fra idee e proposte perché impedite dall’intervento di “studenti libertari” i quali, preferendo l’urlo al pensiero, non ebbero modo di rendersi conto che proprio della tutela della libertà si stava parlando, di quella libertà esaltata non soltanto da loro ma da tutti, pur se da pochi considerata e rispettata. 

Un problema ineludibile, dunque, per chi non si chiude in un egocentrismo e in un isolazionismo rinunciatario e arido; per chi sa, per esperienza, che non c’è dignità senza libertà. Infatti, non c’è rispetto per i fondamentali diritti di ognuno se non si riconosce nella libertà, animatrice di ogni coscienza vigile, la condizione senza la quale ogni istanza morale è priva di senso e destinata al fallimento.

Allo stato attuale, però, si deve riconoscere che dinanzi al cupo quadro di un terrorismo diffuso e alle conseguenze che questo provoca, non sono state prese quelle misure severe e a lungo termine che possano costituire un ostacolo efficace alla furia sovvertitrice. Valga il vero: sia in Francia che in Gran Bretagna e Germania, per non uscire dall’Europa, la polizia è stata costretta ad ammettere, pur nell’esercizio del massimo controllo, che ci si trovava dinanzi ad una realtà in cui non mancavano le insidie dovute a elementi isolati, irresponsabili e perciò più pericolosi.

Dai fatti verificatisi a Torino, dove migliaia di persone hanno vissuto momenti tragici, si evidenzia che anche in Italia non potremmo evitare situazioni analoghe, dove il panico ha il sopravvento con inevitabili vittime.

Pertanto, gli avvenimenti succedutisi in quest’ultimo periodo inducono ad una riflessione su un tema essenziale centrato sul rapporto fra terrore e libertà. Contrariamente a quel che possono pensare i nostalgici delle due “grandi” rivoluzioni degli ultimi secoli – quella dei giacobini e l’altra dei sovietici – appare impossibile conciliare terrore e libertà. Il terrore va superato e condannato attraverso la conquista di una libertà che non può rimanere un fatto formale ma deve attrarre la coscienza di ogni uomo che sappia stabilirne il giusto rapporto con la responsabilità: le due forze indispensabili ad una società che offra un senso al futuro.

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