Verso il tramonto della partitocrazia

Le elezioni hanno rappresentato a lungo il rito laico degli stati moderni che registrava la partecipazione appassionata dei cittadini e la mobilitazione degli addetti ai lavori, osservatori e cronisti nonché dei candidati dei vari schieramenti. E i risultati, non di rado, provocavano scontri anche sanguinosi quando non addirittura guerre civili.

Oggi si sta assistendo al tramonto di un’era e all’avvento di un’altra che si prospetta con caratteristiche ben diverse da quella precedente. Un mutamento che ha posto in atto un irreversibile appassimento delle ideologie: piattaforme da cui si partiva per avviarsi sulla strada che avrebbe dovuto condurre al potere. Non solo. Ad essere accantonate e a finire nel dimenticatoio sono state anche le organizzazioni cioè, le formazioni partitiche i cui programmi si ispiravano alle ideologie. Sono scomparsi anche i vecchi “manifesti” che già molto prima di quello marxista e ancor prima di quelli della “gloriosa rivoluzione” inglese hanno scatenato lotte rovinose tra fazioni. 

Due esempi recenti aiutano a dissipare eventuali dubbi. Il primo è offerto dalla Spagna il cui attuale immobilismo parlamentare, causato da neutralizzanti risultati elettorali, induce a qualche seria riflessione. Gli spagnoli, infatti, per lo meno quelli che si sono recati alle urne, hanno espresso un voto che costringe, con l’equiparazione delle maggiori forze in campo, ad una stasi legislativa. Più di una volta si è provato con il ritorno alla cabina elettorale a riavvivare lo spirito competitivo, ma dallo spoglio delle schede non sono emersi né vincitori né vinti. È opportuno, però, sottolineare un elemento confortante: il popolo iberico non ha risentito minimamente di questi contrattempi. Ha continuato nelle proprie attività quotidiane e, secondo le statistiche, in modo quanto mai proficuo. Tuttavia, il fatto resta. Nel paese della Sierra non esce dalle urne alcuna indicazione, alcun suggerimento che permetta di dare inizio alla nuova legislatura. 

Ancora più suadente è il caso francese. Come è noto, si sono svolte Oltralpe le votazioni per l’elezione del capo dello Stato. Ebbene, da queste consultazioni sono usciti sbaragliati i vecchi partiti della quinta repubblica, il gollista e il socialista. I loro candidati sono stati trascurati da un popolo che, nella parte recatasi al seggio elettorale, ha scelto persone senza legami partitici. Così all’Eliseo si è insediato un outsider che aveva dietro un movimento da lui creato nell’estate scorsa ed i cui principali militanti sono ex colleghi di università. Dopo la sua elezione, ha creduto di dare una valida garanzia al popolo dichiarando di avere una fitta “agenda progressista” che ha lasciato non poco perplessi coloro che conoscono il suo curriculum e i suoi protettori ed estimatori.

E in Italia? Chissà se anche da noi potrà essere superata quella che l’amaro Oriani definì nella sua Rivolta Ideale “la miserabile attualità dei partiti che si contendono il potere”?

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