Considerazioni sulle elezioni francesi

La vita, cioè, la storia offre “segni” che spesso passano inosservati, vengono trascurati mentre meriterebbero attenzione e riflessione. È il caso delle elezioni francesi che hanno registrato l’affermazione di due forze simboleggianti l’eterna lotta dell’uomo per salvare se stesso nonché la civiltà cui ha dato vita e sviluppato opponendosi ai progetti di chi – in nome di ideologie fallimentari, di utopie deleterie e soprattutto di bassi interessi – vorrebbero smorzare ogni anelito spirituale. 

Tra gli undici candidati alla carica di presidente della repubblica le due prime posizioni sono state raggiunte da Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Chi sono costoro? L’uomo è noto, però, non come la battagliera Le Pen. Costei è figlia di Jean-Marie Le Pen, un reduce dalle guerre di Indocina e d’Algeria che, come parlamentare, fu duramente e costantemente polemico nei riguardi di De Gaulle da lui accusato di nascondere le sue tendenze dispotiche dietro la retorica patriottarda. 

Per Emmanuel Macron è sufficiente sottolineare il suo legame (soggezione?) con i grandi potentati economici e finanziari. È stata, infatti, la pressione dei baroni del sistema bancario e degli strateghi dell’economia d’oltralpe a costringerlo ad uscire dal governo e dal partito socialista per dare vita ad un movimento che più e meglio potesse tutelare i progetti e gli interessi dei suoi protettori. Padre putativo di Emmanuel è Jacques Attali, intelligenza poliedrica che spazia dall’economia alla narrativa e alla saggistica: è stato, tra l’altro, consigliere privilegiato di capi dello Stato sia di estrazione socialista che liberaldemocratica. Macron esce dalla Ena, la famosa scuola dove si è formata l’elite della partitocrazia, dell’alta burocrazia e del mondo degli affari. Pertanto, ha messo i suoi requisiti di supertecnico a servizio dei “poteri forti”: gli stessi poteri che lo hanno condotto di successo in successo a conquistare, anche con la sua competenza, posizioni sempre più autorevoli, a svolgere ruoli che spesso costringevano i suoi competitori ad accettare accomodamenti non troppo onorevoli.

C’è da meravigliarsi, dunque, se nella notte fra domenica e lunedì, nelle case parigine più prestigiose e più invidiate da coloro che delle abitazioni degli oligarchi conoscono soltanto le finestre illuminate, si sono festeggiati i risultati delle elezioni che hanno visto con più frequenza uscire dalle urne il beniamino della Francia che conta? 

Come andrà a finire, a questo punto, è facile immaginarlo. In Francia dopo queste votazioni nulla cambierà se non il nome di colui che, tra quindici giorni, salirà i gradini dell’Eliseo.

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