Sempre più arroganti e numerosi i “cattivi maestri”

Perché non sorprende? O, meglio, perché non ci sorprende? Perché non possiamo condividere la meraviglia o il disappunto che non senza motivo ha provocato in altri lettori? Eppure si tratta di una vicenda rilevante riportata alla luce in questi giorni: una importante cattedra affidata ad un agitatore tanto accanito da non potergli obiettivamente assegnare il compito di educatore. Un agitatore che contribuì ad una nefasta operazione di scadimento morale e civile destinato a danneggiare in particolar modo le giovani generazioni: coloro che nelle aule universitarie si avviano, si spera, ad essere integerrimi cittadini e validi professionisti. Un fatto che, a nostro giudizio, avrebbe dovuto provocare un’indignata reazione.
È, infatti, sui banchi delle scuole e nelle aule degli atenei che ci si inizia alle responsabilità della vita. Questo sì insegnava quando molte scuole di ogni ordine e grado non erano scadute, secondo quanto più volte segnalato, in centri di spaccio delle droghe ideologiche e chimiche.

Amara constatazione perché ci attendevamo la stessa sensazione di disgustoso rifiuto che abbiamo provato noi quando siamo venuti a conoscenza della questione. Ma è con e in questa realtà, per quanto triste e trista, che si deve vivere e convivere. Certe notizie, purtroppo, non colpiscono coloro che dovrebbero, invece, esserne preoccupati. Evidentemente non può un genitore rimanere indifferente dinanzi al fatto, segnalato in questi giorni, che sulle cattedre dei licei e delle università salgano in numero sempre maggiore personaggi che un tempo erano definiti “cattivi maestri” in quanto sostenitori e propagatori di ideologie e costumi rivelatisi, quando applicati, fattori di degradazione e degenerazione su tutti i piani, innanzi tutto quelli, essenziali, della politica e della cultura.

Il periodico che richiama l’attenzione su questa vicenda non certo irrilevante, porta nomi e cognomi di quelli che si ritengono e vengono ritenuti all’altezza del compito loro affidato. E ricorda che ancora oggi costituiscono la categoria di coloro che non a torto Enrico Berlinguer definiva untorelli.

L’autore dell’articolo in questione si abbandona all’ironia scrivendo che l’agitatore impegnato in passato a devastare e a sparare oggi “è vivo e lotta insieme a noi”, rievocando e facendo propria una parola d’ordine usata e abusata da vari e opposti gruppi dei tempi della mai sufficientemente deprecata contestazione. 

In realtà, però, non lottano insieme a noi: al contrario, si è ancora costretti a proteggersi con maggior vigore perché adesso insidiano i figli cercando di inculcare loro quelle idee che abbiamo sempre ostacolato e denunciato. Nello stesso scritto si deplora pure la eccessiva e cortigiana attenzione che degenera in pubblicità verso chi dovrebbe essere indicato e additato come un veicolatore di un indirizzo pedagogico sfaldato e sfaldante. Un indirizzo che, lungi dall’essere fatto proprio e seguito, va severamente segnalato come morbo corrosivo che chiude ad ogni possibilità di riscatto e di riabilitazione civica contro i fallimenti di un progressismo rivelatosi fallace.

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