Un’opera di Paolo Rizza, discepolo di Attilio Mordini

È trascorso qualche anno da quando Paolo Rizza proponeva i risultati raggiunti nella riscoperta da lui compiuta del pensiero di Giovanni Gentile, condiviso dai suoi migliori discepoli e teso ad impedire la frattura definitiva della tradizione sottoposta ai colpi di quella divorante smania progressistica che conduce alla desertificazione delle anime. Infatti Gentile, pure essendo figlio del suo tempo e quindi non estraneo alla temperie culturale di cui rimanevano vittime anche le cattedre universitarie, tentò il recupero di un modo di vedere, di interpretare e di giudicare che si giovasse di quegli spazi spirituali non oppressi dal grigiore della cultura ufficiale: grigiore al quale ben poche menti e coscienze riuscivano a sfuggire.

Gentile e la sua scuola, però, hanno rappresentato una sosta di un iter affrontato da Paolo Rizza con lucida determinazione. Il faro guida di questo iter intellettuale è stato padre Dante, studiato a fondo come attestano le pagine dedicategli. E proprio questo suo procedere nel cammino della conoscenza gli ha permesso di tenersi a distanza rassicurante dalle suggestioni di utopie ed evasioni mentali falsamente rassicuranti. Pertanto, è doveroso riconoscere a  Rizza il merito di aver mantenuto un passo tale da permettergli di raggiungere la zona di sicurezza per il suo spirito. Non va dimenticato, poi, il suo provvidenziale incontro con Attilio Mordini, il fiorentino che, dopo gli anni di guerra cui aveva partecipato ponendosi fieramente dalla “parte sbagliata”, aveva consacrato i suoi giorni e sempre più spesso le sue notti nella riconquista della sapienza preclassica, quella che precede la civiltà di Atene e di Roma. 

E quanto Rizza sia rimasto fedele al suo magistero lo dimostrano le pagine dedicategli nel suo “La reazione cattolica contro la decadenza”. Le ragioni della scelta di un maestro come Mordini l’autore le spiega in alcune righe che esprimono l’intelletto d’amore. “Oggi, dinanzi al fallimento irreversibile del comunismo ed alla profonda secolarizzazione di cui è portatore l’Occidente liberaldemocratico si assiste al confluire delle ideologie nella banale e vacua inconcludenza del pensiero debole, che, negando l’esistenza di verità oggettive e riducendo la ragione al rango di passiva spettatrice in un mondo dominato dal proliferare di opinioni contrastanti, rappresenta il naturale esito nichilistico del pensiero moderno che lo studioso fiorentino aveva lucidamente descritto quale progressivo abbandono della tradizione cattolica, incentrata sulla persona divina di Gesù.” Queste pagine da leggere e da meditare sono l’espressione di una unione tra due intelligenze chiamata alla testimonianza eroica.

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