U.S.A: ha vinto il populismo, grazie a Dio 

È stato sufficiente che un singolare personaggio sparigliasse le carte, assicurandosi il soggiorno alla Casa Bianca, per spingere il “mondo democratico” a gridare allo scandalo. Perfino in Italia c’è stato chi si è stracciato le vesti, come il sostenitore di Renzi ed ex comunista Fabrizio Rondolino, giungendo a prendersela con il suffragio universale. Quanto alla folta schiera di cronisti, opinionisti e commentatori, che non si erano resi minimamente conto di ciò che stava avvenendo nell’elettorato americano, non si è notato il minimo imbarazzo. All’indomani dei risultati soltanto qualche accenno alla chiusura mentale di tutti gli addetti ai lavori – dai giornalisti ai sondaggisti – che avevano dato l’impressione, durante il periodo della campagna elettorale, di essere andati in vacanza. Altrimenti si sarebbero resi conto dello stato di inquietudine e di disagio in cui si trovavano gli elettori.

Nei giorni successivi, però, c’è stata una resipiscenza dovuta alla “originalità” del vincitore. Se avesse prevalso la signora già inquilina, come first lady, della Casa Bianca, per i forgiatori dell’opinione pubblica le cose sarebbero andate meglio. Come si suol dire, avrebbero giocato in casa. Inoltre, non può sfuggire che l’aspetto più interessanti di queste votazioni, al di là delle persone in gara, sia costituito dal moto spontaneo di reazione ai partiti. È un dato inoppugnabile: hanno perduto le due fazioni, democratica e repubblicana. A vincere è stato il populismo che non è quel mostro descritto dai laudatori della democrazia fondata sui partiti suscitatori di ogni prevaricazione, ma è l’affermazione piena, genuina e nobile di tutti coloro che sono tenaci avversari degli schematismi classisti. 

Il pensiero populista, sempre anatemizzato da liberisti, socialisti e clericali, oggi con Bergoglio divenuti più spavaldi, si sta risvegliando da un lungo dopoguerra in cui se ne è impedita la fioritura. Certo, nessuno si può illudere che sia il baldanzoso imprenditore Trump il punto di riferimento di questo risveglio della coscienza politica: potrà essere al più il bastone d’intralcio alla ruota del carro avversario. Si è soltanto all’inizio di un cammino che spetterà alle giovani generazioni percorrere sino in fondo.

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