Malessere nella Chiesa

Sono in molti a gioire. Non soltanto fra i laici o, se si preferisce i laicisti ma, anche nel campo cattolico, i progressisti. I sedicenti e superbi “cattolici adulti” sono entusiasti. Finalmente il papa ci ha dato ragione, dicono costoro. Non più gli steccati rialzati da Woitjla e da Ratzinger. Lutero è con noi e i cattolici, come ha esortato il pontefice, debbono  imparare dai luterani. Più espliciti di così non si poteva essere. E sono, dunque, in festa tutti i pietisti zuccherosi nei quali l’emozione per la frase o per il gesto accattivante si impone tanto da sbiadire, sino a renderla irriconoscibile, la divisa morale e intellettuale del credente.

È stato un vero giubilo per coloro che hanno espresso il proprio consenso alle parole del vescovo di Roma sulla “riforma” e sul promotore. Certo, nella Curia c’è stato chi ha tentato di attenuare il colpo: sarebbe stato un gesto ecumenico. Ma si è riusciti soltanto ad accrescere le perplessità di chi si sente figlio di una Chiesa cui si intende ad ogni costo rimanere fedeli. Non è facile capire il perchè della partecipazione ad una cerimonia promossa per ricordare ed esaltare la ribellione a Roma, la città consacrata a Cristo da Pietro e Paolo. 

Purtroppo, la vicenda di Lund rende più grigio il panorama spirituale della cristianità che aspira, certo, a riconquistare l’unità perduta ed a ricomporre il Corpo Mistico, senza rinunciare a nulla della fede e della sapienza raccolte nei due millenni. Nessuno si oppone ad un rapporto di solidarietà e di fraternità che permetta di comprendere meglio e a  fondo le colpe passate. Tuttavia, va rilevato che fin dall’inizio della ribellione e nel corso del tempo, non ci sono stati soltanto gli attacchi feroci ai pontefici, ma le gravi lacerazioni nella dottrina: lacerazioni giustificate e rivendicate ancora come manifestazioni del ritorno all’autentico messaggio evanegelico. Per questo è stato sempre insegnato ai credenti che è doveroso accompagnare l’amore alla lucida testimonianza della verità.

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