L’estate nostalgica dei vecchi politici: Cirino Pomicino e Cacciari

Uno che non si è rassegnato ad essere stato messo da parte è l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, rimasto   nella memoria per il suo attivismo non sempre gradito agli amici oltre che agli avversari. Una voglia di presenzialismo che si rileva spesso in coloro che hanno mantenuto a lungo posizioni bene in vista per cronisti e osservatori. Nel gruppo dei maggiorenti dello Scudo Crociaro, infatti, Cirino Pomicino è stato fra i più attivi ed oggi rischiare il dimenticatoio assoluto non è una prospettiva accettabile da chi sul palco è stato per decenni vicino al microfono.

Per questo, facendo leva sulle sue esperienze, sulla sua memoria e sulle sue amicizie, riesce ogni tanto a far capolino esprimendo su accoglienti giornali il proprio parere in merito agli odierni problemi e dibattiti di carattere politico ed economico-finanziario. Ultimamente ha approfittato dello spazio accordatogli da un quotidiano di sinistra per criticare il “presidente emerito” Giorgio Napolitano da lui accusato di armeggiare troppo su una legge elettorale ritenuta tutt’altro che chiara nel regolare i rapporti tra parlamento ed esecutivo. Esecutivo che, a suo giudizio, dovrebbe continuare ad essere affidato – attenzione! – alle cure di Matteo Renzi. E qui cade la maschera al vecchio e un tempo abile giocoliere della politica parlamentaristica di scuola Dorotea che, dietro i vagheggiamenti sul “cambiamento”, tanto auspicato ma non ancora realizzato, cela maldestramente l’intenzione di lasciare tutto immutato. Pertanto, nulla sostanzialmente cambia: si recita sempre la stessa farsa pur se con altri attori.

E verrebbe di solidarizzare con il sempre triste e tormentato Massimo Cacciari che, dinanzi a tanta desolazione, sente frequentemente il  bisogno di lasciare i suoi studi, le  sue ricerche e i suoi pensieri per scaricare l’indignazione sui suoi ex colleghi dei tempi che lo videro impegnato nella attività politica. Per fortuna, ogni tanto si abbandona a utopie rasserenanti come quella che lo spinge a sognare una democrazia talmente virtuosa da partorire il suo contrario, l’aristocrazia. Leggere per credere. Tuttavia, si è presi dal dubbio che il filosofo lagunare possa essere la conferma di quanto si legge nel Qohelet dove si avverte che “se si aumenta la scienza, si accresce il dolore”.

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