La sobrietà e il coraggio

La verbosità non è una dote nè un merito; tanto meno motivo di vanto. È solo un modo poco dignitoso, anche se troppo frequente in molti personaggi politici che tentano così di coprire le proprie insufficienze e le proprie mancanze con promesse che mai vengono mantenute e con impegni costantemente disattesi che hanno finito per offrire dell’Italia una immagine grigia e deludente.

È noto il caso dei due fucilieri di Marina – il capo di prima classe Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone – tenuti prigionieri in India con l’accusa, senza il minimo fondamento, di aver ucciso due pescatori indiani. 

I governi succedutisi negli ultimi anni, compreso l’attuale – si sono mossi a vuoto con la conseguenza che le autorità di Nuova Delhi hanno avuto gioco facile a mantenerli in stato di costrizione. Soltanto più tardi Latorre, per le precarie condizioni di salute, è rientrato mentre Girone è restato in mano alla magistratura di un paese che non da notoriamente sufficienti garanzie nell’amministrazione della giustizia.

Finalmente, dopo più di tre anni il malcapitato sergente ha potuto riacquistare la libertà e riabbracciare i suoi familiari. Manco a dirlo, a Palazzo Chigi non si è perduta l’occasione di cantare vittoria per i risultati di una battaglia in cui i nostri governanti non si sono certo distinti per la tenacia nella difesa del diritto. 

Da aggiungere che il presidente del consiglio aveva annunciato che i nostri due militari avrebbero meritevolmente partecipato alla parata del 2 giugno, ma è stato sufficiente che la sinistra – già dimostratasi in questi anni fredda nei riguardi della triste vicenda – si esprimesse tutt’altro che favorevolmente a questa decisione, per far cambiare opinione a Renzi che ha tentato di giustificare il cambiamento di opinione in nome di una sobrietà che in questo caso non sarebbe stata certo offesa. Infatti il capo del governo non ha potuto indicare cosa ci fosse di poco sobrio nella partecipazione dei due soldati, provati da una ingiusta costrizione, a sfilare in un giorno di festa nazionale. E in questo caso ad apparire sobrio – troppo, eccessivamente sobrio – è stato il coraggio dinanzi ad una faziosità che non trova giustificazioni.

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