Un giudizio aderente ai fatti

“Mi rifiuto di qualificare di destra la cultura cui la mia rivoluzione ha dato origine. Cultura di destra, del tutto rispettabile, è quella che fa  capo alla Action Francaise. Cultura di destra è quella di cui la gente di Codreanu è fautrice. Cultura di destra è da considerarsi quella alla quale il mio amico inglese Mosley sta lavorando. Ma la cultura fascista, che recupera valori dell’intero Novecento italiano, non è di destra.”

Si tranquillizzi il censore. Non c’è alcun intento apologetico nel riportare questo brano di un testo mussoliniano. È soltanto un richiamo alla coerenza di un pensiero che si poneva come spartiacque, più esattamente, come elemento di rottura nei riguardi di un logoro sistema politico. Non sarà poi vano puntualizzare che, contro le chiacchiere da comizio, quando si parla di moderazione, si deve intendere il tratto di un animo nobile e non un’ideologia così come l’accusa di estremismo non va rivolta a chi propone con tenace passione una feconda alternativa a ciò che è ormai irriformabile e insanabile, ma a chi vuole imporre un regime privo  di prospettive.

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