Nella tragedia irakena un raggio di speranza

Nella tragedia irakena un esile filo di speranza. Nel paese più martoriato del mondo dove etnie, correnti religiose, fazioni politiche e bande armate seguitano ad incontrarsi ed a scontrarsi sanguinosamente per conquistare una egemonia che tutti inseguono, ma nessuno raggiunge, una notizia si differenzia dalle altre mostrando un pur modesto segno di vita in un luogo dove domina la morte.

Infatti, nella piana di Ninive i cristiani che costituiscono una comunità, un tempo spiritualmente viva e vivace, hanno preso le armi e, affiancati dai peshmerga curdi, sono riusciti a strappare all’Isis una consistente parte del territorio di cui i terroristi si erano impadroniti. Durante il periodo dell’occupazione le milizie del sedicente califfato si sono abbandonate a devastazioni e stragi lasciando dietro di loro, nel momento della fuga, terra bruciata. Ai morti in battaglia debbono aggiungersi le vittime delle rappresaglie compiute dagli uomini della Daesh prima di allontanarsi. 

Adesso la vita è ripresa, sia pure molto lentamente: le scuole, le chiese, gli uffici pubblici – quelli rimasti in piedi – hanno riaperto, ma l’avvenire è incerto. I capi delle bande terroristiche non hanno intenzione di cedere e i cristiani dovranno difendersi da un nemico fanatico. Non c’è da illudersi, ma una speranza viva e una fede millenaria rappresentano un efficace sostegno. 

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