25-28 aprile 1945: una memoria che divide

Essere intimamente, spiritualmente dalla “parte sbagliata” non significa, a settantuno anni dall’evento, essere incapaci di formulare un giudizio obiettivo, quindi, scevro da sentimenti di rancore. Un giudizio che dovrebbe spingere a riconoscere una verità indiscutibile, ma che ci si ostina a negare, cioè, che una guerra civile – chiunque sia il vincitore – è sempre, in ogni caso, un fatto estremamente triste, una ferita dell’anima che non bastano decenni a rimarginare.

La guerra civile, conclusasi con la strage di migliaia di donne e di uomini che avevano consapevolmente scelto la “parte sbagliata” non è una realtà da ignorare. Per questo non si può in coscienza partecipare a festeggiamenti che ribadiscono una sanguinosa divisione, una fratricida contrapposizione.

E ciò sia detto con l’animo sgombro da torbidi istinti di rivalsa e di sopraffazione.

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