Una trasmissione televisiva che non aiuta a conoscere la storia

Queste righe sono scritte a caldo. Appena terminata una trasmissione di Rai-Tre  sulla “resistenza nel Mezzogiorno d’Italia”. A ricordare personaggi e a rievocare vicende, oltre al conduttore della rubrica che ha ospitato il “servizio” in questione – un conduttore di indubbia professionalità – c’era una giovane ricercatrice nel campo della contemporaneistica con particolare riguardo al periodo angoscioso che vide contrapposti italiani a italiani.

Un lavoro che ha suscitato molta tristezza soprattutto perchè, in una trasmissione che richiedeva intelligenza temprata nel giudizio sereno e anima  aperta alla pietà verso tutti coloro che fecero le proprie scelte pagandole care da una parte e dall’altra, si è preferito ricorrere alla solita operazione tendente ad aggiustare la storia in modo da trasfigurarla in mito luminoso di un intero popolo combelligerante e vittorioso. 

La realtà è diversa e sarà bene che la giovane studiosa ne venga presto a conoscenza. Nella trasmissione, infatti, ci si è dimenticati di informare che sono state intere famiglie ad abbandonare le loro case e le loro città per trasferirsi nei territori della Repubblica Sociale Italiana così come sono stati molti i giovani e i giovanissimi che si arruolarono nell’esercito del maresciallo Graziani. Tutti costoro presero tale decisione pur sapendo come sarebbe andata a finire, perché non si consideravano nè combelligeranti nè ausiliari dei tedeschi. E costoro meritano lo stesso rispetto di cui a ragione godono coloro che, dinanzi all’indifferenza della maggioranza dei loro concittadini, hanno ritenuto di porsi nello schieramento opposto.

Qui non si vuole mettere in dubbio l’onestà intellettuale degli autori del “servizio” nè del brillante conduttore: preme soltanto esprimere la speranza che si possa giungere a ristabilire la verità in modo che, non favoleggiando di epopee che non ci furono, si riconosca lo spirito di dedizione e di sacrificio pure a chi non si arrese.

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