Tariq Ramadan, il predicatore che sogna il califfato d’Europa

La provocazione può svolgere, anche sul piano dei rapporti religiosi, una funzione positiva quando chi la compie è mosso da sentimenti e motivi finalizzati a diradare le nebbie della fede immiserita nel fanatismo ideologico e nel comportamento irrazionale. Tale premessa è indispensabile prima di aprire un discorso franco ed esauriente sulla necessità di rapporti sereni e costruttivi, non soltanto in Italia, è ovvio, tra cattolicesimo e Islam.

Discorso che, appunto, non esclude la provocazione quando questa tende a battere l’inerzia morale, la pigrizia mentale, la sfiducia in se stessi e lo scetticismo verso il proprio credo. Di ciò sono consapevoli  coloro che, animati dal desiderio di una convivenza – e non mera coesistenza – fondata sul riconoscimento dell’unico Padre che tutti ama e tutti accoglie, non intendono sospendere, ammesso che sia iniziato, il processo di avvicinamento in modo da non lasciare sul terreno del confronto alcuna pietra di inciampo.

A questo punto è evidente come non siano più lecite le provocazioni almeno che non si prefiggano di ampliare e spingere ancora più a fondo l’esame di quel che apre alla comprensione e alla sperabile condivisione. Quindi, ci sarà spazio per gli argomenti che impongono la riflessione, l’eventuale ripensamento e riposizionamento reso necessario non da impossibili revisioni dottrinarie, ma dal mutamento dei tempi e delle situazioni. Nessuna esclusione che non sia dettata dal dovere di non lasciare spazio a chi ha fatto e fa della provocazione una professione tanto più proficua quanto più capace ad accrescere gli equivoci, ad intralciare le intelligenze e inacerbire gli animi.

C’è, purtroppo, un intellettuale di origine araba che sembra aver  trascurato lo studio e l’insegnamento preferendo lasciare la sua residenza, Ginevra, per attraversare l’Europa predicando un Islam mellifluo nel tono, ma nella sostanza ancora più irriducibile di quello  auspicato dai tagliateste che, emulando le gesta dei loro precursori giacobini, sperano di realizzare i loro loschi e disumani progetti decapitando gli “infedeli”, insofferenti ai loro misfatti.

Si parla dell’agitatore Tariq Ramadan che, forte delle sue amicizie tra il fior fiore del sinistrismo politico e culturale – sono noti i suoi cordiali rapporti con Massimo D’Alema – frequenta autorevoli organismi e prestigiose università dove tiene conferenze su un unico tema: l’Islam, secondo una sua insidiosa versione che, proprio in questi giorni, è stata duramente criticata da eminenti imam francesi la cui lettura del Corano non coincide in nulla con quella del predicatore itinerante. Purtroppo, sono in molti a parlare come Tariq, convinti di essere ispirati anche loro come Maometto dall’angelo Gabriele.

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