Jefferson e Mussolini: riproposto il saggio di Esra Pound

Coerenza e coraggio. Potrebbe essere questo il titolo della biografia di Esra Pound che non fu soltanto un ispirato poeta, degno di essere tra i grandi interpreti della spiritualità, dell’arte e della cultura dell’Occidente, ma anche un vero patriota che ha saputo compiere in campo politico la giusta distinzione tra la figura dello statista e quella del tribuno perso dietro l’utopia.

Non meraviglia, dunque, la sua costante ammirazione per Mussolini, per un uomo che pagò la sua dedizione alla causa della rivoluzione nazionale: rivoluzione intesa non come moto sovvertitore, ma come iniziativa volta a riconquistare il passato migliore e al contempo a procedere ad una innovazione in grado di spazzar via le vecchie e paralizzanti strutture sociali e giuridiche.

Come Mussolini, Pound aveva avvertito l’urgenza di ristabile pure nel suo paese quei valori e quei principi accantonati da una dirigenza politica assorbita dalle operazioni  affaristiche e dalle manovre parlamentaristiche.

Chi ha letto “Jefferson e Mussolini”, riproposto oggi in una nuova edizione, constata quanto siano ancora valide le pagine scritte da un lucido osservatore che non si lasciava confondere da miti e da ideologie utili soltanto a turbare le coscienze ed a sviare dai veri problemi e dai giusti traguardi.

Un’opera che testimonia una scelta di campo effettuata senza esitazioni come senza l’ostacolo del minimo dubbio avvenne la sua convinta adesione alla Repubblica Sociale Italiana. La partecipazione all’ultima battaglia contro i sistemi oppressivi delle anime fu, perciò, il frutto dell’ininterrotta meditazione sulle sorti di una umanità tristemente sedotta dai demoni del mondo moderno.

Pound volle rimane accanto all’Italia che non si era arresa, che non aveva ceduto e non intendeva adattarsi a un destino di oscuro ripiegamento spirituale. Il poeta volle rimanere a fianco di Mussolini che, non diversamente da Jefferson da lui onorato come padre della nazione americana, si  opponeva alla sopraffazione di regimi basati su oligarchie finanziarie. Per il lavoro, contro l’usura.

La stessa parola d’ordine di Esra Pound è stata fatta propria nel Novecento da poeti europei come Eliot, Péguy, Berto Ricci, Brasillach. In comunione con le minoranze coraggiose che oggi, con lo stesso animo di ieri, si tengono lontane dagli imbrogli di Bruxelles credendo e sperando in una intesa per un’Europa delle patrie e dei popoli.

 

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