Riflessioni del cittadino e del politico (r)avveduto sul degrado di Roma

Il vecchio romano che è rimasto fedele alla sua città e ci abita – tra disservizi e sporcizia, tra ignavia politica e malavita, tra incultura, disagio sociale, disordine morale e scetticismo religioso – avverte sempre più la tentazione del  distacco e dell’impotente indignazione. Il rischio di perdere la fierezza di essere romani si registra ogni giorno dinanzi all’abulia di chi dovrebbe assolvere il compito di guidare la città e chi ci vive verso la strada della ripresa sul doppio piano civico e intellettuale. Questa sensazione è sempre più avvertita da tutti coloro che, pur animati da idee e ideali diversi e contrastanti, sentono il  dovere di opporsi alla sfiducia e all’accidia.

A sostegno di quanto si afferma c’è stata un’intervista di un noto esponente politico della  cosiddetta “prima repubblica”, Alfredo Reichlin, per decenni al vertice del defunto partito comunista.  Alla nascita della “seconda”, Reichlin ha contribuito alla fondazione del partito democratico. Questa  nuova formazione avrebbe dovuto realizzare il compromesso storico unendo democristiani e comunisti, ma si è perduta ben presto in risse interne provocate dalla solita smania di potere sopravvissuta nei singoli al crollo delle istituzioni.

Va riconosciuto che l’ex dirigente delle Botteghe Oscure è rimasto fuori da tale spettacolo indecoroso. Anzi, davanti a certe vicende che disonoravano non soltanto i protagonisti, ma tutto il partito, ha sentito il bisogno di richiamare i suoi compagni al governo, in parlamento e all’amministrazione romana ai loro compiti ricordando che si trovavano ad operare nella città più ricca di storia e di gloria, Roma, cioè, l’Urbe. Costoro, infatti, come ha detto Reichlin, hanno il privilegio di camminare “dove ha camminato Giulio Cesare” e di parlare “dove parlava Cicerone ” e dove, divenuta capitale dell’Italia unita, il presidente  Quintino Sella “si poneva il dilemma: come si va a Roma e con quale idea?”.

Giusto, meritato rimprovero. Però, dal momento che il degrado di Roma è iniziato nella seconda metà dello scorso secolo, quando il Campidoglio più di una volta ebbe modo di ospitare sindaci comunisti, non sarebbe stato male se tale severo richiamo fosse giunto qualche decennio prima.

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