La politica misfattista della Francia e dell’Italia

La Francia – quella ancora irretita nel traviante mito gicobino, spietata  nell’imporsi dall’Ottantanove ad oggi sulla Francia sensibile e civile – è riuscita con i potenti mezzi di comunicazione, con le minacce, con l’allarmismo, con un terrorismo propagandistico, protrattosi ininterrottamente per due settimane, a stroncare il tentativo di bloccare le prevaricazioni delle caste finanziarie e industriali sempre dominanti – per la verità, non soltanto oltre le Alpi – dietro la facciata della democrazia parlamentare.

I predoni della politica, per bocca dello stesso presidente del consiglio, hanno minacciato la guerra civile e la vendetta più vile, del tipo di quella messa in atto da De Gaulle nel ’45. Così, la maggioranza degli elettori, ingannata da una stampa servile e timorosa delle reazioni della casta e dei suoi mercenari, si è piegata ancora una volta alle ambizioni di un Sarkozy, il politico che dovrebbe essere giudicato da un tribunale internazionale per aver provocato la tragedia libica.

Ma se la Francia – quella non imbarbarita – piange, al di qua della catena montagnosa nulla può giustificare la serenità difronte ad un governo gradasso che ha facile gioco dinanzi ad una destra senza idee e senza guida e una sinistra chiassosa e pronta, non meno della destra (nelle sue varie conventicole) ai compromessi più indecorosi. L’ultima prova si è avuta in occasione delle votazioni per l’elezione dei membri “laici” del Consiglio superiore della magistratura. Per inciso, la figura peggiore è stata offerta da quei giovani – i vari Di Battista e Di Maio – che avevano dato l’impressione di voler usare la mente e di non appiattirsi sempre sui progetti forsennati dei due “fondatori” del movimento di appartenenza.

Identica mistificante realtà in Francia come in Italia dove a dominare sono sempre gli stessi gruppi di potere autentico che fanno il bel tempo per loro e il brutto per gli altri mentre i cittadini seguitano a votare in un clima di scetticismo e di rassegnazione. È giusto, quindi, inserire le due “nazioni cugine” tra quelle “democrazie mafiose” sferzate alla fine degli anni sessanta del secolo scorso con una analisi rigorosa dall’ingiustamente dimenticato Panfilo Gentile.

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