Partiti coalizzati contro la ricerca storica

Osservava l’insospettabile Gaetano Salvemini – politico mai sceso a patti con i fascisti, ma poco sopportato anche nel suo campo per l’inflessibilità nelle posizioni assunte – che il primo compito dello storico e, va aggiunto, come di qualunque studioso e ricercatore è di non lasciarsi in alcun momento bloccare dalla pigrizia mentale e di condurre sempre a termine il lavoro di indagine che ci si è proposti.

Giudizio che può essere fatto proprio senza alcuna remora morale da chiunque attenda al proprio lavoro seguendo soltanto gli stimoli dell’intelligenza e della coscienza. È, quindi, molto triste dover constatare come in Italia si sia sviluppato un sentimento che finisce per imporsi fuori e contro la ragione. Un sentimento divenuto tanto coriaceo da aver potuto investire e segnare più generazioni. Ci si riferisce al peggiore dei sentimenti, cioè, all’odio che dal plumbeo ’45, dal momento in cui la guerra civile condusse all’estremo disfacimento, ha malauguratamente e turpemente imposto la sua presenza stimolando quell’istinto di prevaricazione che non è tra le ultime cause del declino nazionale.

La prova più recente è stata la presentazione in parlamento di una proposta di legge che, passata al vaglio dei due rami, condurrebbe a pene non lievi chi si “azzarda” a ricorrere al saluto romano ritenuto un segno di volontà eversiva e non, come intende essere ed è, una rivendicazione ideale di un’antica e veneranda memoria. E, in proposito, non è inutile sottolineare come questa nuova iniziativa faccia il paio con quella, discussa dai giuristi almeno quanto da chi si dedica alla scienza storica, mirante a mettere il bavaglio ai cultori di Clio adducendo l’inconsistente motivazione che in tal modo si impedirebbe il libellismo razzistico e negazionistico. 

Inconsistente, si è definito tale “provvedimento” e lo hanno dimostrato magistralmente storici e docenti di storia perchè finisce per bloccare non chi produce menzogna, ma coloro che si prefiggono di elaborare, attraverso lo “scavo” nelle cronache e nei documenti del tempo, un quadro chiaro, senza ombre e senza occultamenti, di quel succedersi di tragedie che è stato il ventesimo secolo. 

Proprio in questi giorni è riproposta la lettura del monumentale lavoro di Renzo De Felice che ripercorre la vita di Benito Mussolini e pone su nuove basi la ricostruzione dell’epoca fascista. Non sarebbe male se i parlamentari dei vari gruppi rileggessero quelle pagine che mettono in luce passione e scienza. È chiaro che qui non si tratta di far propria la lezione defeliciana sul Fascismo e sul suo ideatore e realizzatore, ma di capire come si debba procedere se si vuole offrire un contributo scientifico e non l’ennesima opinione partigiana su uomini e fatti.

Ora i fanatici propugnatori di questa legge, malvista da tutti gli uomini di buon senso, vorrebbero aggirare l’ostacolo rappresentato dalla loro non meditata iniziativa, individuando il negazionismo non più come reato in sè, ma come aggravante di reati già previsti dalla legge. Il risultato, però, non cambia: si vorrebbe, infatti, trovare un attenuante ad una colpa che non esiste con il risultato che lo studioso rimarrebbe sempre un sorvegliato speciale.

Prima di concludere si invita il lettore a riflettere su un pensiero espresso da uno scrittore ebreo: “Sono ebreo, ho perso dieci familiari ad Auschwitz, ma trovo avvilente che per affermare una verità debba occorrere una legge”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...