Le decisioni del Sinodo e il disagio dei credenti

In una Chiesa tormentata da dubbi, sospetti e contrasti sempre più evidenti nella gerarchia; in una cattolicità che si assottiglia persino nelle regioni considerate fino a ieri inespugnabili roccaforti; in una bimillenaria comunità religiosa attualmente scossa e ferita da aperte divisioni e contrapposizioni fra vescovi e fra teologi in competizione per guadagnare la Palma del “più aderente ai tempi che cambiano”; in una Roma un tempo cristiana ed oggi confusa e attratta da ben altro che da un Sinodo agitato da inconcepibili dissensi su temi il cui svolgimento non è stato mai posto in discussione per la chiarezza e coerenza, appare sempre più urgente la necessità di tornare alla testimonianza di fedeltà ad un Credo che ha permesso e permette di affrontare la storia in tutta la sua drammaticità.

Pertanto, i credenti debbono riflettere su ciò che è avvenuto nell’assemblea sinodale e rendersi conto che le deludenti e non poco pilatesche conclusioni non sono che le conseguenze di una errata e, purtroppo, dominante opinione secondo cui la Chiesa potrà riavvicinare chi si è allontanato e chi non le è stato mai vicino rinunciando, sia pure gradualmente, all’essenza stessa del messaggio evangelico in nome di una misericordia che si imporrebbe sulla rigidità della dottrina.

Niente di più falso, di più deviato e deviante. Infatti, non è la dottrina ad essere rigida, ma è la gerarchia ad essere molle perché chi è chiamato a proclamare e insegnare si mostra accomodante e riduzionista.

Lo aveva ben visto Benedetto XVI quando metteva in guardia dal relativismo penetrato nella Chiesa con il beneplacito di coloro che avrebbero dovuto combatterlo. Un rifiuto e un apostolato tenace che non escludono la misericordia: questo dono celeste è nel fardello spirituale di ogni persona che – forte nella fede, sorretta dalla speranza e animata dal senso della fraternità – è nelle condizioni per tener testa e rifiutare gli inganni delle ideologie, delle utopie, dei sincretismi religiosi alla moda. Vale a dire tutto ciò che, non soltanto chiude al soprannaturale, ma impedisce di operare consapevolmente nella realtà quotidiana con i suoi problemi e ostacoli.

In ogni caso la vitalità della Chiesa è assicurata dai sacerdoti e dai monaci e non dai preti e frati di strada.

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