Ieri e oggi, la sinistra e gli intellettuali 

Non è facile mantenere, soprattutto nella polemica politica, la serenità di giudizio, ma si ha l’impressione che, ieri come oggi, a sinistra non si compia alcuno sforzo per raggiungerla.

A conferma, si è letto in questi giorni un articolo di uno studioso che ha raggiunto una discreta notorietà, anche per la sua vivace presenza nel giornalismo impegnato. Il professore, che mai nascondendo i propri convincimenti, si è affiancato ai comunisti dopo aver vissuto la breve esperienza del partito d’azione, lamenta il disagio in cui si troverebbe l’intellettualismo progressistico ormai privo dell’appoggio di organizzazioni ospitali dove si potevano coltivare pensieri sempre provvidenzialmente affini a quelli della sinistra.

Un articolo in cui non è difficile scorgere la nostalgia per il conformismo di ieri, uguale e contrario a quello di oggi perchè, pur essendo l’uno e l’altro espressione dello stesso sistema, sono cambiati i protagonisti.

Stesso tema in un altro articolo, ma non lo stesso autore nè lo stesso giornale. Stavolta l’occhio si sposta sulla Francia dove il “potere” sarebbe ancora più bieco di quello della Penisola perchè, a parere del polemista, favorirebbe le mire degli opportunisti.

E chi sarebbero costoro? Gli scrittori, i filosofi, i politologi, i critici del costume che hanno abbandonato la sinistra. Alcuni sono conosciuti anche in Italia dove sono stati tradotti i loro libri: l’ultracitato Michel Houellebecq; il filosofo Alain Finkielkraut di cui nella Pieve si parlò quando apparve il suo saggio su Péguy; il politologo Michel Onfrey.

Quali sono le accuse mosse a questi transfughi? Eccole: difesa dell’identità nazionale; una più sensata politica sull’immigrazione fondata su un realismo misericordioso che non crei ulteriori e peggiori discriminazioni; l’abbandono di mode e miti che hanno disgregato la società; la possibilità per i giovani di usufruire di una scuola e di una Università che li tempri spiritualmente e intellettualmente per affrontare la vita. Richieste che non soltanto sono lecite, ma riflettono i problemi del tempo. Domande cui si può rispondere in modo diverso, ma che non si debbono ignorare.

Per i polemisti della sinistra, invece, questi uomini di cultura puntano non a dar vita a quella che Péguy chiamerebbe la “città armoniosa”,  ma a farsi pubblicità e ad accrescere i guadagni. Nessun tentativo, dunque, di avvicinarsi, di prendere in considerazione, di capire gli altri. E, purtroppo, esclusi i pochi coraggiosi, in Italia non si trova maggior chiarezza e ricchezza di idee da contrapporre alla continua schermaglia dei progressisti.

Ma cosa, in realtà, ci si può aspettare in un paese dove la sinistra è passata da lAntonio Labriola e Gramsci a Renzi, transitando per Prodi e Bersani nonchè da una destra che ha abbandonato le biblioteche frequentate dai Figli del Sole per finire sui teleschermi?

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