Nequizie ai danni dei migranti: il gioco della Merkel

L’indecoroso vassallaggio continua. Il miserevole spettacolo di un’Europa cortigiana, vilmente sottomessa ad una Germania sopraffattrice, sempre più intenzionata ad imporre le proprie ragioni o presunte tali, presenta ogni giorno nuovi e angosciosi scenari.

Tutti hanno seguito, tappa dopo tappa, il calvario dell’infinita processione di derelitti respinti a Budapest da un governo di sprovveduti successori dei tiranni di scuola comunista. Tutte le persone che in questo mondo brutalizzato hanno saputo mantenere vivi mente e cuore, si sono rese conto dell’offesa arrecata a creature barbaramente costrette ad abbandonare le loro terre e ad affrontare, in un viaggio di cui si ignora quando e dove possa concludersi, le ostilità di chi avrebbe modo di aiutarle, ma è impedito da un gretto egoismo, da un odio demenziale e distruttivo.

Tuttavia a sorprendere e indignare maggiormente quei cittadini europei che non guardano e non seguono Bruxelles con i suoi non lungimiranti politici e funzionari, è stata la mossa ad effetto della Merkel che – dopo aver provocato enormi disparitá nell’Unione, dopo aver accumulato sciagure e morti per non assumere impegnative, ma ragionevoli decisioni – ha finalmente permesso ai migranti di entrare nella repubblica federale tedesca. 

È chiaro quel che si proponesse la cancelliera tedesca con la sua “misura umanitaria”, con la sua scelta apparentemente prodiga e misericordiosa. Lo scopo era di presentare una Germania provvidenziale che, contro i suoi stessi interessi ma assecondando i generosi sentimenti del suo popolo, ha deciso di aprire le frontiere e favorire il flusso migratorio. In tal modo la Germania si è presentata come una mamma che sa essere, secondo i casi, severa ma anche sollecita e amorosa.

In verità, non sarebbe stato difficile scoprire la meschinità del gioco; quali fossero le astute, ma non troppo, mire della Merkel: persuadere anche gli scettici della costante saggezza alla base della politica di Berlino. Sarebbe stato facile, ma i governanti dei paesi satelliti, Italia in testa, hanno finto di non capire avvantaggiati da una opposizione che, invece di avanzare proposte realistiche ed efficaci ha insultato e minacciato imitando la gradassa demagogia delle capitali balcaniche.

Con la conseguenza che si è permesso ai giornalisti di facile contentatura di salutare la Merkel come la “leader” dell’Europa di domani.

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