Cercasi miti per la sinistra

La nostalgia è un sentimento; il nostalgismo è un difetto che spesso degenera in vizio. Disdicevole, deprecabile come tutti i vizi e come tutti i vizi da tenere lontano.

Nel concreto, è da rispettare e da condividere il ricordo dei sacrifici affrontati e le sofferenze subite da una parte e dall’altra durante la guerra civile che dal ’43 al ’45 divise l’Italia e gli italiani tra aderenti alla Repubblica Sociale Italiana e coloro che scelsero, con non meno dedizione, il versante opposto. 

Questo sentimento provò l’ex magistrato poi parlamentare Luciano Violante quando, confermando la sua serenità di giudizio in armonia con il suo modo di intendere e di vivere la politica, non ebbe alcuna remora a menzionare, durante il discorso pronunciato al momento di assumere la presidenza della Camera, i giovani che seguirono il governo di Salò invece che salire sulla montagna, pur sapendo quale sarebbe stato il loro destino. In tal modo Violante esprimeva considerazione per gli avversari di ieri ribadendo al contempo la partecipazione ideale allo schieramento dei vincitori. Tale comportamento è da apprezzare soprattuto in un’epoca “liquefatta” – è l’efficace aggettivo usato dallo storico Giovanni Orsina – in cui è arduo trovare appoggi morali e spirituali per chi non crede agli allettamenti della partitocrazia. 

Il discorso cambia inevitabilmente quando non si esita a maltrattare la storia; quando si vuole forzare la realtà di ciò che è stato giungendo ad aureolarla e offendendo, pertanto, il senso della misura. Certo, non stupisce che sia stata scelta la “resistenza”, vittoriosa nel ’45, come scenario per romanzi che hanno suscitato interesse al punto da venire ancora segnalati e letti. Ma sconcerta l’attuale affannarsi di certi intellettuali in servizio politico permanente ed effettivo che puntano a presentare i personaggi di queste narrazioni come la reincarnazione di antichi guerrieri cantati da Omero e Virgilio accanendosi nell’ardua impresa di elevare, quindi, il partigiano Johnny, uscito dalla fantasia di Giuseppe Fenoglio, a raffigurazione di odierni Enea e Ulisse: un’operazione illecita che offende e ridicolizza innanzi tutto chi l’ha progettata e la sostiene.

Invece di rimodellare il passato secondo criteri che fanno sinistramente tornare alla mente le direttive rivolte agli scrittori di sinistra dal famigerato ideologo del pcus, Zdanov sarebbe opportuno meditare sugli anni che nel ricordo dei nostri connazionali, più che favorire sogni di gloria rappresentano un tempo di pena e di furia.

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