Mario Sironi: la fazione umilia l’arte

Proprio quando Mario Sironi e la sua opera costituiscono il soggetto di un attento studio della storica dell’arte Elena Pontiggia, considerata attualmente la più idonea a ridare luce ed a spiegare il lavoro creativo del pittore milanese, si è aperto un dibattito sull’opportunità di rispristinare, così come era all’origine, il famoso affresco della Sapienza che risale al 1935, nel pieno fulgore del regime fascista. E l’opera riflette, senza retorica, i sentimenti e gli ideali dell’Autore.

I maggiori interventi sono stati ospitati dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, che ha acceso la “polemica tra i saggi”, per usare l’espressione di un commentatore, pubblicando l’invito-provocazione dello storico Paolo Simonelli a evidenziare nuovamente la genuinità del capolavoro.

Proposta sensata che è stata raccolta da noti esperti tra i quali il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, conosciuto e stimato in campo internazionale come acuto ricercatore nonchè validissimo nell’illustrare il percorso dell’arte nei secoli. Per inciso, va ricordato che il professore Paolucci, nella posizione di Ministro dei beni culturali assunta in passato, si dimostrò uno dei pochi uomini di cultura prestati alla politica all’altezza dei propri compiti. 

Secondo lo studioso, nel caso dell’affresco di Sironi, ci si trova difronte ad una creazione “che è frutto del genio di un teorico dell’arte per il popolo”. Purtroppo, aggiunge il direttore dei Musei Vaticani, è “un dipinto velato e neutralizzato per odio ideologico” che ha condotto – è il parere di molti critici – allo stravolgimento di ciò che voleva intendere l’artista ambrosiano.

In contrasto con quanto asserito da chi non riesce a scansare l’ostacolo interiore che impedisce la serenità del giudizio, il professore Paolucci – antifascista da sempre – riconosce da esperto e da storico che “il Foro Mussolini, questo è il nome originale del Foro Italico, non solo è molto bello, ha un valore estetico e storico”. 

Un’altra intervistata, Elena Pontiggia che, come si è detto all’inizio, ha dedicato recentemente al Maestro un testo particolarmente accurato, si dichiara d’accordo con Paolucci sulla questione Sironi. Anche lei condanna “la tendenza ostinata” a usare l’arte come strumento di propaganda e di polemica politica. Purtroppo, lo spirito di fazione è lungi da lasciare la presa su intellettuali che subordinano la cultura o, per lo meno, la loro cultura a progetti civicamente distruttivi.

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