Le Corbusier un fascista?

Rischia un triste domani il celebre Le Corbusier, padre della nuova architettura, guida intellettuale di quel Movimento Moderno che, come è successo nei diversi rami della cultura per altre correnti di affini idealità e propositi, ha subito nei decenni notevoli mutazioni e anche stravolgimenti.

Per sua fortuna, questo teorico della innovazione può essere colpito soltanto nel ricordo, nella memoria. Infatti, Le Corbusier è scomparso cinquanta anni fa, il 27 agosto 1965. Mancano, perciò, pochi giorni alle celebrazioni ufficiali per le quali si è manifestato, però, molto imbarazzo tra gli organizzatori e tra coloro che dovrebbero esserne i protagonisti. 

Ma quali sono le cause che hanno determinato inquieti e inquietanti stati d’animo? Presto detto, fra gli ultimi scritti dedicati a questa singolare figura di maestro della nuova estetica, sono stasti pubblicati tre libri contenenti accuse che hanno suscitato scalpore. Tre biografie che ripercorrono i decenni creativi dell’artista elvetico colpevole, secondo gli autori, di aver espresso simpatie fasciste e pertanto appoggiato regimi autoritari al fine di imporsi sulla scena internazionale. 

Come il solito, in questo tipo di polemica, non si bada alle doverose distinzioni, alle opportune puntualizzazioni e si continua ad apporre l’etichetta fascista a tutte le concezioni politiche e ai relativi sostenitori che sono uniti soltanto dal rifiuto della destra cosiddetta moderata e della sinistra nelle sue varie tendenze. Ne consegue che sono tutti fascisti: da Pétain, Maurras a Hitler passando per Franco, Salazar, Peron e ovviamente Mussolini. 

Gli studiosi intellettualmente onesti sanno che, particolarmente in questo caso, i confronti condotti con serietà d’intenti producono risultati tali da evidenziare differenze così profonde da non lasciare la possibilità di avvicinare capi di stato e di governo privi di ogni sostanziale somiglianza. In ogni caso un dato di fatto è inoppugnabile: fascismo e nazismo sono inconciliabili. 

Quanto a Le Corbusier, in questi ultimi tempi si è parlato di lui come di un acceso antisemita. Ma, se così fosse, perché centinaia di facoltosi ebrei si sono rivolti a lui per progettare le proprie case? E come si possono spiegare le lauree ad honorem, gli innumerevoli elogi alla persona e alla sua opera apparsi per decenni sui giornali di tutto il mondo nonchè le relazioni e gli interventi tenuti dal famoso architetto nel corso di importanti convegni? E come si motivano le sue collaborazioni con organi di stampa di chiaro indirizzo antifascista, magari finanziati e diretti dai esimi esponenti della comunità ebraica?

Fino a ieri – basti citare la mostra a lui dedicata e inaugurata in primavera al parigino Centro Pompidou – nessuno ricordava niente. Oggi la memoria si è improvvisamente risvegliata e gli insulti e le accuse si sono accumulate in poco tempo. A questo punto ci si augura che possa prevalere la serietà della ricerca sullo spirito di fazione.

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