Irlanda, una Chiesa che ripudia il passato

Hanno suscitato non poco stupore, all’indomani del referendum sulle unioni tra persone dello stesso genere, le parole dell’arcivescovo di Dublino: la Chiesa – ha sentenziato il prelato – deve prendere atto della realtà. Dichiarazione, al contrario di quello che vuole sembrare, abbastanza ambigua, almeno che non venga intesa come un riconoscimento di colpa.

Nel corso dei secoli, infatti, la Chiesa fondata da Cristo e diffusa nel mondo dagli Apostoli, ha sempre guardato, affrontato e, quando è stato necessario, mutato la realtà dandole connotati cristiani: ne sono testimonianza le persecuzioni subite. La Chiesa d’Irlanda non ha fatto eccezione come ha ricordato recentemente in un prezioso saggio sul cristianesimo celtico lo studioso Nuccio D’Anna. E i cristiani hanno pagato caro i momenti in cui non sono stati coerenti con il Credo professato. È ciò che sta succedendo nella grande isola atlantica.

Purtroppo, nel secolo scorso la comunitá cattolica irlandese è rimasta per lungo tempo silenziosa non percOhè soggetta, come alcune chiese sorelle, ai regimi comunisti, ma perchè paralizzata da una abulia che le ha impedito di svolgere l’opera pastorale con quella energia spirituale e con quel coraggio che la situazione imponeva. Non c’è voluto molto tempo per far perdere ad una nazione convinta e fervente l’anima missionaria. Naturalmente i primi responsabili sono stati i membri del clero. 

Se a Dublino e nelle altre diocesi del paese ci fosse stato un nucleo di sacerdoti memori del compito di guida assunto al momento della consacrazione e capaci di condurre a termine l’azione pastorale di riconquista della fede, lo scacco di questi giorni si sarebbe potuto evitare. Uno scacco che ha subito la civiltà, cioè un modo di essere, di pensare e di vivere.

Invece non ci sono che preti-funzionari, diretti – è veramente triste doverne prendere atto – da altrettanti burocrati che svolgono in modo sempre più disattento e disarticolato le loro quotidiane mansioni. Certo, non mancano le eccezioni, ma non possono rimediare alla pesante distonia che vanifica la generosa disponibilità di chi non si rassegna e non intende cedere. 

È troppo alto nella Chiesa il numero di coloro che rimangono passivi dinanzi al trascorrere del tempo o addirittura si rendono complici del maleficio. Lo si è constatato gu Nardando le foto di quei frati e di quelle suore (ma sorelle di chi?) festeggianti nelle piazze una vittoria che si risolve inevitabilmente – giusto, una volta tanto, il giudizio di Roma – come un rifiuto del disegno divino. Tuttavia, bisogna togliere spazio al pessimismo e sperare in un risveglio che renda possibile la presenza viva e vitale della Chiesa in ogni ganglo della società.  

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...