L’Islam e i suoi conflitti interni

Il mondo islamico è sempre più inquieto e questa inquietudine giustifica la costante attenzione dei governi e degli osservatori internazionali. Non ci sono da tenere a bada soltanto le barbariche imprese dell’Isis che, pur colpito pesantemente al suo vertice, continua nelle devastazioni e nei massacri ma anche l’acuirsi delle tensioni secolari tra le due confessioni islamiche, sunnita e sciita. 

Ormai i conflitti si verificano in continuazione pure tra i paesi dello stesso schieramento. Pertanto, oltre a tenere gli occhi bene attenti al muro contro muro tra l’Iran e l’Arabia Saudita – il cui sovrano, salito al trono da tre mesi, mostra una grinta mai notata in precedenza ai vertici di questa nazione – occorre non distrarsi dalla polemica sempre più irosa tra la Turchia di Erdogan, ansiosa di assumere il ruolo di arbitro nel Medio Oriente e l’Egitto dei militari che rimproverano ad Ankara di proteggere quei Fratelli Musulmani dichiarati fuori legge dal Cairo.

Senza trascurare i confronti armati all’interno delle stesse nazioni. I casi più gravi sono costituiti dallo Yemen dove le tribù sciite degli Huthi, foraggiate dagli iraniani, non danno tregua ai governanti sunniti e da quello, non meno drammatico, della Libia con due capitali: una divenuta avamposto dell’Isis e l’altra a filo diretto con il paese delle piramidi.

Su questo dramma sanguinoso che vede protagonisti cinici tiranni e milioni di vittime innocenti si è pronunciato in una intervista ad un diffuso quotidiano italiano il monaco padre Pierbattista Pizzaballa, valoroso archeologo nonchè esperto in teologia e nella scienza biblica. Lo studioso francescano, da molti anni Custode della Terra Santa, ha ragionevolmente negato che ci si trovi dinanzi ad uno scontro di civiltà, cioè, tra il sistema di vita sorto dalla predicazione di Maometto e l’altro, scaturito dal messaggio evangelico. Al contrario il suo parere è che oggi ci si trovi dinanzi ad una “resa dei conti” all’interno dell’Islam. Un parere tutt’altro che trascurabile.

Comunque sia, il quadro che non può lasciare indifferente è dato da una regione dove è in atto una sfida che non soltanto provoca migliaia di morti ma alimenta l’abietto mercato delle armi. E – domanda legittima – qual’è la nazione che fa più affari in questa non onorevole impresa commerciale? La Francia il cui presidente negli ultimi tempi si è fatto commesso viaggiatore per raccogliere petrodollari in cambio di strumenti per l’eliminazione di massa. La Francia, culla degli “immortali principi”.

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