In margine a un anniversario

L’uomo è il suo onore. È nell’onore, infatti, che si conservano i requisiti morali e intellettuali della persona: la fede, il credo politico, il senso estetico, le scelte culturali, la volontà di stabilire un clima di comunione spirituale e civica. Insomma, tutto ciò che permette di essere e di esprimere al meglio se stessi. Ci sono atti che, compiuti in particolari momenti, condizionano una vita, ma di cui non ci si pente. 

Chi scrive, a poco più di undici anni, giurò fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana. Alla cerimonia, svoltasi nella palestra dell’Istituto Pio IX sull’Aventino, non parteciparono più di una trentina di ragazzi, in una scuola di oltre quattrocento alunni. Non se ne pente nè se ne vanta, ma ne ha fatto un punto fermo da cui è partito e cui ha voluto sempre guardare. Certo, un giuramento non sempre riesce ad impedire gli errori, ma accresce l’impegno ad essere lineari nel comportamento che, beninteso, non può spingere a posizioni di preconcetta ostilità e di rovinosa chiusura.

Nel corso di un lungo itinerario esistenziale sono inevitabili le cadute, ma dalle cadute ci si può risollevare per proseguire ad assolvere il dovere della testimonianza. E con il costante aiuto dell’Angelo il traguardo si può raggiungere mirando sempre a non rimanere vittima di una insidia che non è mai superata definitivamente. Questa insidia è l’odio che, se non tenuto a bada, travolge sentimenti e ideali. L’odio non è clemente, sconvolge e distrugge. Su un simile nemico l’Italia non è riuscita a prevalere e ne subisce le continue aggressioni.

Per non divenire, sia pure involontariamente, complici di questo morbo dilaniante oggi, 25 aprile, è compito di ogni patriota respingere qualunque provocazione. Dal canto loro, i confratelli della Pieve si raccolgono nel ricordo di coloro che combatterono e morirono dietro le bandiere della Repubblica Sociale Italiana: animati soltanto dalla devozione verso la propria terra.

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