Quadri di una desolazione

Sono tutti d’accordo, i fautori di un ritorno alle origini come i favorevoli ad un comunismo “aggiornato”, cioè, i nipoti dei cosiddetti miglioristi delle Botteghe Oscure che, pur rimanendo ossequiosi verso Mosca, rivolgevano sguardi languidi ai compagni dell’Internazionale Socialista. Sia gli uni che gli altri concordano nel togliere dal titolo della nuova “Unità” il riferimento al fondatore del giornale, Antonio Gramsci.

È questo un segno dei tempi, ormai molto lontani da quelli in cui si sentiva a sinistra il dovere di citare il teorico e politico sardo mentre Togliatti faceva del suo meglio o, se si preferisce, del suo peggio per sembrare il devoto discepolo ed esecutore testamentario.

Del resto, chi lo ricorda più, se si escludono gli studiosi, che si propongono di chiarire meglio la figura del giornalista e dell’agitatore? Quanti sono a conoscerlo, ad aver letto le sue pagine o, addirittura ad aver sentito parlare di lui?

I tempi e i costumi sono cambiati. Non c’è più Cicerone, ma ci sono sempre i Verre e i Catilina: le ruberie e le congiure sono all’ordine del giorno. Decenni sono trascorsi da quando operavano persone il cui compito era curare e sviluppare organizzazioni finalizzate all’assistenza dei lavoratori: aiutarli nei loro impegni quotidiani e conseguentemente mantenere ad un livello decoroso le loro famiglie.

Ma oggi? La cronaca è costretta ad interessarsi delle Cooperative rosse rivelatrici di un declino che è quello della sinistra, traumatizzata da conflitti interni sempre più aspri e sempre più difficilmente superabili.

In un passato non molto lontano c’erano uomini come Di Vittorio, Berlinguer, Amendola, Pajetta, Ingrao: gente per la quale la vita non ammetteva flessioni della volontà. Si definivano “professionisti rivoluzionari” anche se l’aggettivo costituiva un’appropriazione indebita trattandosi di intelligenze votate alla negazione ed alla distruzione.

Vantavano una identità che un patriota considerava estranea perchè contraria al proprio modo di intendere e di vivere la partecipazione politica, oltre che deleteria per la nazione e il suo popolo. Tuttavia, combatterli era una questione d’onore. Una lotta affrontata in un tempo che è valso la pena vivere – nonostante l’odio suscitato da una guerra civile non conclusa – quando ancora avevano un senso, un peso morale parole come come fedeltà e coerenza da non pronunciare invano.

Adesso, scomparsi i riferimento ed i fermenti ideali, non si registrano – per correttezza, non soltanto a sinistra – altro che intrighi ed inganni. Mentre l’odio, il nemico più scandaloso e duro, seguita ad annebbiare la mente e ad intristire li cuore.

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