Confusi, faziosi, avventurieri, ma democratici

– Islamofascismo: è l’espressione coniata da politici e giornalisti “democratici” per definire la ferocia della fazione islamistica. Nessun cenno al nazismo tanto meno al comunismo. Cosa sono stati i lager nazisti ed i gulag comunisti rispetto al terrificante spettro fascista che seguita ad aggirarsi tra i popoli impedendo loro di godere del “buon governo” democratico?

Anche sul piano della cultura, come si può mettere a confronto l’Italia fascista del probo e cristiano Giovanni Gentile con la Germania nazista di Heidegger, fanatico apologeta del razzismo e spregiatore dell’ebraismo e con l’Unione Sovietica di Stalin, il despota che mandò a morte migliaia di educatori, di scrittori, di artisti, ma che i comunisti di tutto il mondo – compresi quelli italiani – portarono alle stelle come “il più grande pensatore del secolo”?

– Più si legge Alain Finkielkraut maggiore è l’impressione di avere dinanzi non un pensatore, ma un uomo che compie sforzi disumani come se dovesse trasportare da un cantiere all’altro un enorme masso per poi rimanere deluso accorgendosi di aver sbagliato tragitto non ricordando la strada giusta.

Lo scrittore francese, infatti, si indigna non a torto per il catastrofico decadimento della civiltà occidentale, ma poi cade in un incredibile abbaglio quando giudica responsabile di tale crollo “l’abbandono della cultura dei Lumi” ostinandosi a negare l’evidenza, cioè, che i guai si sono manifestati nella loro gravità con l’offuscamento della coscienza e la conseguente perdita della lucidità interiore dovuti all’imporsi del fanatismo illuministico che ha fatto terra bruciata di quanto era stato conquistato nei secoli precedenti. Si sperano da lui, intellettuale in buona fede, un esauriente esame di coscienza e l’ammissione dei suoi errori di valutazione.

– Meno conosciuto di altri scrittori tedeschi suoi contemporanei, Uwe Johnson ha pagato per la sua difficoltà ad adattarsi alla situazione politica della Germania postbellica, divisa tra un Ovest legato alle potenze occidentali e un Est sottomesso a Mosca. E nella parte sovietica Uwe si trovò a trascorrere l’adolescenza e la giovinezza. Frequentò, perciò, le scuole del regime dove ci si accaniva ad imprimere nella mente degli studenti i presupposti della ideologia marxista-leninista.

E fin da quel periodo, cruciale per la formazione intellettuale, il futuro scrittore manifestò il suo spirito indocile, la sua ostilità alle indebite pressioni di chi voleva piegare la sua intelligenza ai progetti del partito e del sistema. Riuscì a trasferirsi nell’altro settore dove sperava di trovare maggiore rispetto pe la sua dignità. Ma anche qui si accorse che il conformismo regnava sovrano. Infatti, ieri non meno di oggi, ad Ovest predominava l’indole affaristico, nemico di ogni richiamo morale che potesse impedire proficui rapporti economico-finanziari con chiunque: anche con la Germania comunista.

Così, il primo romanzo di Johnson che rievocava le sofferenze di un giovane ansioso di capire e di comportarsi virilmente – “La maturità del 1953”, è il titolo dell’opera in cui si parla delle sue rivolte contro insegnanti succubi del regime – fu rifiutato da tutti gli editori della “zona libera”, ma che libera non era perchè indisponibile a favorire l’integrità della coscienza. Lo stesso destino fu riservato al suo secondo lavoro narrativo dal titolo particolarmente significativo: “Non volevo tacere alcuna domanda. Colloqui con chi aiutava a fuggire.”

Purtroppo, la Germania non è mutata rispetto a quella che ha amareggiato la vita di Johnson e di molti altri giovani e meno giovani. La Merkel non ha apportato alcuna novità se non forse una maggiore spietatezza nel procedere all’attuazione dei suoi piani.

– È possibile che – fra ministri, parlamentari, dirigenti di partito, analisti e giornalisti – non ci sia stato uno, soltanto uno, che abbia avuto il coraggio di ricordare che della tragedia della Libia e di tutto il Nord Africa sono responsabili due avventurieri senza scrupoli, come il francese Sarkozy e l’inglese Cameron, che hanno imposto la loro criminale politica agli altri governanti europei disponibili alle peggiori proposte e ai più miserabili compromessi?

È possibile, è stato possibile.

– “I cattolici dominano i palinsesti”: così titola un articolo il quotidiano vicino alle oligarchie e che vanta la firma di alteri intellettuali maestri nel seminare l’odio.

Falso, ancora una volta falso. Non sono i cattolici protagonisti delle cronache, ma i prelati ed i loro accoliti che spadroneggiano nelle stanze della Curia Romana.

Dei cattolici gli organi di informazione si ricordano soltanto quando registrano i continui massacri di cui sono vittime privilegiate.

– Si susseguono saggi e libri dedicati a Winston Churchill, un politico inglese che non fu certo esempio e modello di coerenza. Eppure la sua spregiudicatezza e il suo disprezzo per il prossimo sono riusciti ad imporlo come “grande statista”.

Da giovane fu liberaldemocratico per diventare, alla prima favorevole occasione, un gretto conservatore. Fu ammiratore, come l’americano Roosevelt, del corporativismo fascista e di Mussolini. Ma nel ’45 non nascose il suo compiacimento dinanzi all’eccidio conclusosi con l’orrendo quadro di piazzale Loreto.

Fu amico di Stalin al quale consegnò migliaia di patrioti ucraini che furono tutti e subito passati per le armi e con il quale si divise l’Europa. Non trascorsero molti anni per trasformare il governante londinese nel più acceso fautore della guerra fredda tanto da sostenere i generali che volevano gettare la bomba nucleare sulla capitale sovietica per spianare il Cremlino.

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