Ecclesiali e clericali

I confratelli della Pieve furono irremovibili nell’opporsi allo scisma lefevriano confermando la loro fedeltà alla Chiesa e al credo che Essa ha sempre professato. 

Non ci si illudeva sulle prospettive. Si sapeva, dopo le conclusioni distoglienti di un Concilio dominato da prelati e teologi settari, che si era soltanto all’inizio e che la fortezza spirituale della Chiesa avrebbe dovuto subire ben altri attacchi alla sua dottrina e alla sua liturgia. Ed oggi quel che si prevedeva si sta avverando in tutta la sua rudezza e durezza.

Un giornalista laico – non un tradizionalista, non un conservatore, non un nostalgico delle “vecchie liturgie”, ma un osservatore abituato a registrare ciò che vede e ciò che sente – ha potuto scrivere che oggi ci si trova dinanzi a una chiesa che si rassegna e un’altra che sceglie di combattere. Il giornalista sarebbe stato più preciso se avesse parlato di una sola Chiesa entro la quale si confrontano una maggioranza che si piega ai tempi e una minoranza che non vuole assolutamente rinunciare agli insegnamenti del verbo.

Qui non si tratta di offrire l’altra guancia, come ipocritamente propone qualcuno, nè di rinunciare alla solidarietà e all’amore verso tutti gli uomini, credenti o atei. Nessuna parola violenta tanto meno nessun atto contro chi non condivide la fede degli Apostoli, ma neppure condiscendenza. I cattolici memori, gli ecclesiali, vogliono rimanere sulla linea dei padri e dei dottori: attenti al magistero dei pontefici che si sono succeduti in venti secoli. Senza accomodamenti, senza cedimenti. 

Oggi, ricorrenza del cinquantenario della violazione della Santa Messa, saranno in molti a presenziare alla cerimonia che si svolgerà nella chiesa romana di Ognissanti dove, per la prima volta, fu praticato il “novus ordo” sovvertitore delle prescrizioni di San Pio V. I confratelli della Pieve non saranno tra questi.

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