Evelyn Waugh, riproposti i suoi racconti

Lapidaria fu la definizione che T. S. Eliot diede di se stesso: classico nella cultura, anglocattolico nella religione, reazionario in politica. Ebbene, per presentarsi Evelyn Waugh poteva servirsi delle stesse parole limitandosi, quanto alla religione, a togliere l’anglo in modo da rendere più evidente il senso universale del termine “cattolico”.

Fu uno scrittore singolare nella Gran Bretagna del suo tempo: in fatto di fede l’anglicanesimo gli stava stretto e si convertì alla confessione romana per sentirsi “più vicino a Cristo”, come spiegò ad un amico degli anni universitari.

I suoi romanzi attrassero molti lettori e provocarono spesso accesi dibattiti fra letterati. Il progressismo in quel periodo, era già la divisa degli intellettuali non soltanto d’oltremanica e il suo esplicito anticonformismo sincero e motivato si scontrava inevitabilmente con lo snobismo imperante nelle cattedre, nei circoli culturali, nei salotti e nel mondo dello spettacolo. In proposito c’è da notare che non fu dovuto al caso il boicottaggio di Hollywood alla trasposizione cinematografica di ben quattro suoi romanzi. Ma la disapprovazione degli intellettuali non turbò in alcun modo Evelyn che fronteggiò con sicurezza gli attacchi dei giornalisti e dei politici.

Nelle amicizie fu molto selettivo. Dal teologo Ronald Knox al poeta Paul Claudel: tutti e due ferventi cattolici. Fu aperto simpatizzante di Mussolini e di Franco e non risparmiò dure critiche al comunismo e ai tiranni che giustificavano il loro dispotismo con il riferimento alla ideologia del marxismo-leninismo.

La sua relazione sulla furia criminale di Tito, dopo il viaggio in Croazia, inviatovi dal governo di Londra alla fine del secondo conflitto, indispettì oltre ai laburisti, anche i ministri conservatori. E ciò non è sorprendente dal momento che fu lo stesso Churchill a soddisfare le pretese di Tito dopo essersi sottomesso alla prepotenza di Stalin per compiacere il suo potente alleato Roosevelt, passato in poco tempo dal filocorporativismo fascista all’attrazione verso il sistema sovietico.

A Waugh si debbono romanzi degni di rimanere nella storia della letteratura: “Il caro estinto” – satira di quella che un tempo si amava chiamare la “Mecca del cinema” – è il più noto ma non il migliore. Tuttavia non possono essere dimenticati i racconti, i saggi, le corrispondenze dai vari paesi e continenti e le biografie come quella dedicata al coraggioso missionario gesuita Edmund Campion che la misericordia preferiva praticarla piuttosto che predicarla e l’altra che rievoca il caposcuola preraffaellita Dante Gabriel Rossetti figlio di Gabriele che seguì Foscolo e precedette Pascoli nello studio del Dante “iniziato”.

Non sarà ozioso, quindi, approfittare dell’opportunità di lettura offerta dal recente volume che raccoglie tutti i racconti per avere la conferma della sua efficacia nel dar vita a personaggi e situazioni che la memoria non disperde. Nell’attesa della riproposta dei suoi saggi non meno rilevanti sul piano delle idee e della scrittura.

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