Orwell, Solženicyn e il comunismo

Scrittori, autori di opere narrative i cui protagonisti sono oppositori e vittime del comunismo che in queste pagine si conferma una delle peggiori iatture del Novecento. Anticomunisti sia l’uno, George Orwell che l’altro, Aleksandr Solženicyn. Ma con motivazioni diverse e soprattutto di ben diverso spessore spirituale.

George era un intellettuale e attivista politico la cui ideologia collettivistica – il socialismo libertario – non può soddisfare l’aspirazione alla giustizia e l’esigenza di libertà. Solženicyn, invece, era un credente, un poeta che si vedeva e vedeva in una prospettiva eterna.

Il primo si limitava ad accusare il comunismo di impedire il processo sociale necessario ad assicurare la giustizia. Il secondo condannava il comunismo perché distrugge innanzi tutto le anime. E ha saputo spiegare ed esprimere ciò che pensava, ciò che sentiva nei romanzi e nei saggi dedicati alla sofferenza, alla perdita della dignità: descrizioni e riflessioni che nella denuncia individuavano e rendevano tragicamente evidente la demonicità del comunismo.

Tuttavia l’autore di opere che hanno investito profondamente la coscienza, non si è limitato a mettere alla sbarra l’ideologia marxista-leninista ma ha esteso il suo giudizio severo sino a comprendere il modo di pensare e di vivere dell’Occidente, tanto dissipatore da minacciare le basi stesse della civiltà.

Orwell si muove su un meno elevato livello. Anch’egli riprova inesorabilmente il comunismo perché impedisce il manifestarsi di ogni segno di libertà, ma non sa spingersi oltre e non sa individuare in questo sistema asfissiante per l’anima la causa della perdita di consapevolezza su un destino eterno.

Uomo, George Orwell indubbiamente leale e coraggioso – andò volontario in Spagna a combattere nelle file dei socialisti libertari – ma, purtroppo, privo della chiara visione spirituale di cui, al contrario, era provvisto il contemporaneo T. S. Eliot che vantava la classicità contro il tardo romanticismo e lo scadente e miope realismo dei tempi attuali. Ed era questo senso dell’ordine interiore e dell’armonia a dispiacere Orwell al punto da spingerlo a criticare ingenerosamente l’autore de “La terra desolata”.

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