Un gesuita testimone coraggioso: il teologo Sebastian Tromp

Il Cristianesimo si è diffuso e affermato nella persecuzione, nelle torture, nella morte e sta finendo nelle stragi di intere comunità. Così sembra.
Ma non è così. La fede in Cristo Maestro non sarà soffocata. Sarà la fede di una minoranza esigua, sempre più esigua. Ma non scomparirà. Ci sarà ancora chi si lascerà confondere, chi scenderà a compromessi – è già avvenuto – ma continuerà ad esserci chi non cede, chi si mantiene ben fermo nei principi e nei costumi. Anche se le sue “truppe scelte” presenteranno vuoti e registreranno tradimenti e diserzioni, si troverà sempre chi non si turba e non si abbatte; chi saprà sempre guardare nella direzione giusta.

La Compagnia di Gesù è allo sbando? Le sue pubblicazioni sono illeggibili? I libri da loro suggeriti sono da scartare? Le basiliche e le cattedrali, anche le più belle, rimarranno deserte e verranno svendute? Ciò nonostante la Casa di Dio resterà aperta per accogliere chi rifugge dai discorsi ingannatori. La metanoia supererà lo sconvolgimento attuale pur se è più dirompente di quelli passati.

Se ne ha conferma dalla legione di testimoni che non vanno dimenticati. È meritevole, pertanto, l’aver ricordato la figura di un gesuita del Novecento che si è mostrato indisponibile a seguire i suoi confratelli nella insensata corsa all’adeguamento progressistico.

Si parla di Sebastian Tromp, sacerdote olandese che si pose responsabilmente di traverso sulla via ereticale percorsa dai vescovi – le eccezioni furono poche e deboli – e dai teologi del suo paese. Sull’esempio di un dottore come Roberto Bellarmino, Tromp studiò e meditò a lungo sui Padri della Chiesa traendo dai loro insegnamenti la forza per mantenere chiarezza nelle idee e calore nei sentimenti.

Si deve a Pio XI l’aver scoperto in questo degno discepolo di Ignazio un apostolo che si propose di riaffermare quel che il vecchio e il nuovo modernismo ponevano in discussione per fare insorgere dubbi sui principi inalienabili del cattolicesimo romano. Divenuto consultore del Santo Uffizio ebbe modo di mettere in evidenza la sua fede ed i suoi requisiti intellettuali conquistando la stima anche di Pio XII con il quale collaborò nella stesura di encicliche importanti come la Mystici Corporis, più tardi vilipesa dalle fazioni conciliari e Mediator Dei. A fianco di Garrigou-Lagrange denunciò i gravi rischi per la Chiesa e per la società derivanti dalle filosofie e dalle ideologie che avevano sedotto non pochi cattedratici dei seminari e delle università ormai solo nominalmente cattoliche.

Durante il Concilio condivise la posizione dell’indomito cardinale Alfredo Ottaviani tentando di limitare i danni dovuti alle decisioni di una assemblea dominata da prelati incantati dalle sirene progressistiche. Nei suoi ultimi anni Sebastian Tromp, pur essendo ormai “un leone indebolito” – così lo scherniva il facinoroso Congar – continuava a dare la sua testimonianza nonostante le sempre più numerose e aspre difficoltà.

Mai si arrese e per tutta la vita non odiò che il male.

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