Saint-Exupéry e Maritain: il ricordo di un’antica polemica

Triste destino quello di Antoine de Saint-Exupéry. Non si vuole alludere alla scomparsa con il suo aereo nel Tirreno tra le coste della Sardegna e della Corsica, ma all’incomprensione che subì in vita e dopo la tragica morte. Basti pensare alle erronee e partigiane interpretazioni che sono state date alle sue opere.

Fu un poeta autentico, di alta ispirazione e di nobili sentimenti ed ideali non facilmente rintracciabili nei tanti letterati del suo tempo, a Parigi come altrove. Il fatto che sia poi diventato una moda, letto e citato da chi è nello spirito abissalmente lontano da lui, conferma tale constatazione.

Si mantenne, infatti, a distanza dalle congreghe di quegli intellettuali progressisti che negli anni trenta del secolo scorso si fecero banditori di ideologie illusorie e deprecabili. Non ebbe, perciò, buona accoglienza neppure negli ambienti cattolici, dove, del resto, già si registravano i sommovimenti di idee che avrebbero condotto al crollo della fede e dei costumi cristiani.

Così, mentre si registravano le prime avvisaglie delle inevitabili frane che si sarebbero verificate nella società e nelle anime, Saint-Exupéry fu tra i pochi a non piegarsi e a non lasciarsi sedurre né dalle sirene naziste né da quelle altrettanto ingannevoli del progressismo nelle sue varie, ma ugualmente disumanizzanti, espressioni di derivazione marxista, laicista e clericale.

Ammaliato, invece, da questa ultima fu uno dei più acclamati filosofi del suo tempo, Jacques Maritain che, dopo essere passato dal protestantesimo alla confessione romana e aver militato nelle file del movimento monarchista di Maurras, si trasferì alla sponda opposta mescolandosi tra i preti e i frati che fecero poltiglia della dottrina sociale della Chiesa prima di calpestare principi e valori del cattolicesimo.

L’inevitabile scontro tra l’enunciatore dell’Umanesimo Integrale – testo di riferimento del neocristianismo – e Saint-Exupéry si ebbe con il deflagrare della seconda guerra mondiale quando le truppe tedesche invasero la Francia.

In tale momento angoscioso, il poeta aviatore Antoine, animato da profonde istanze morali, lanciò un appello a tutti gli uomini di cultura, mossi da generoso amor di patria, per fronteggiare uniti la drammatica situazione di emergenza: un richiamo, cioè, a tutti coloro che fossero pronti a difendere la persona contro, se necessario, le pressioni della propria fazione. Venivano pertanto esclusi a priori hitleriani e marxisti-leninisti.

Purtroppo, fu ascoltato da uno sparuto gruppo di “chierici”. In questa esigua minoranza non c’era Jacques Maritain che respinse l’appello di Saint-Exupéry per mischiarsi con gli esponenti del “fronte popolare” patrocinato, finanziato e guidato da Stalin e dagli stalinisti. Nessun vescovo d’oltralpe alzò la voce a sostegno di chi, come l’autore del Piccolo Principe, pensava e agiva da cristiano più conseguente dello scriba Maritain.

Non ci si meraviglia, quindi, nella meditazione su un passato di tradimenti ed errori, favorita dalla lettura dell’epistolario fra i due intellettuali recentemente raccolto e pubblicato, che il marcio sia riuscito a valicare le Alpi ed a superare le mura di San Pietro.

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