Bene per le attiviste non per i marò: tre governi nessun risultato

Invano in Italia ci si rivolge agli uomini delle istituzioni per avere comprensione e aiuto a superare le difficoltà e a risolvere i problemi. E questo avviene in un paese in cui si vanta una democrazia protetta da una costituzione definita da comici, giornalisti e politici “la migliore del mondo”.

Per venire al nodo, si è appreso che le due ragazze da cinque mesi in mano alla bande armate operanti in Siria, sono state liberate. Tutti hanno provato piacere alla notizia. Ciò che, invece, ha disturbato è stata la mancanza, nell’intervento in parlamento del ministro Gentiloni, di un severo richiamo alla pur generosa ma avventata iniziativa delle due fanciulle lombarde che si sono lasciate guidare dalle loro focose simpatie per la sinistra militarizzata della Palestina – quella di Hamas, per la precisione – avventurandosi in un’impresa che, grazie a Dio, non si è conclusa nel modo peggiore. Tuttavia, ancora una volta, la collettività nazionale si è trovata nella necessità di pagare per gli errori dei singoli.

Un’impresa, quella delle ragazze, che si è dunque conclusa non soltanto con un danno per l’Italia ma anche con un notevole successo dei rapitori, cioè, dei terroristi. La frenesia ideologica si è imposta sul senso civico che a vent’anni si dovrebbe avere già sufficientemente sviluppato. C’è soltanto da sperare, a questo punto, che le due attiviste sappiano trarre dall’accaduto l’insegnamento ad una riflessione maggiore prima di scelte così gravi e rischiose. È doveroso ricordarsi sempre che la solidarietà con chi soffre è un bene prezioso purché non sia d’ostacolo ai doveri verso il proprio paese.

Doveri che, al contrario, sono stati coraggiosamente assolti dai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, prigionieri da oltre due anni di un paese, l’India, che negli ultimi tempi si è imposto nelle cronache giornalistiche di tutto il mondo per fatti e comportamenti non certo nobili. Un paese che non tiene conto delle norme che regolano i rapporti internazionali. La conseguenza è che i nostri due militari continuano ad essere soggetti a inconcepibili costrizioni e umiliazioni senza che i governi succedutisi all’arresto si siano concretamente e validamente adoperati per porre fine a tale ignominia. Come al solito si è molto parlato ma niente realizzato.

Ora qui non si vogliono fare paragoni spiacevoli, anche se motivati. Resta il fatto che per la liberazione di due connazionali di nulla colpevoli se non di aver agito sempre e dovunque secondo legge e coscienza, da parte delle autorità responsabili non si è agito con la stessa sollecitudine messa in evidenza in altri casi. Non si è tenuto presente, come si sarebbe dovuto e potuto, che si trattava di due servitori dello Stato impegnati in un compito particolarmente delicato svolto con la massima osservanza dei principi cui deve attenersi ogni militare che ha prestato giuramento di devozione al suo paese e al suo popolo. Si trattava e si tratta per il governo di affermare il diritto dell’Italia a tutelare la libertà e la dignità dei suoi figli, di ogni suo figlio contro la sopraffazione.

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