Isis: terrorismo, finanza, servizio pubblico

Terrorismo e finanza: sono queste le linee conduttrici di Abu Bakr al Baghdadi, il comandante-canaglia, come lo definiscono non pochi esponenti del fronte islamista o il guerriero sanguinario, secondo l’invettiva di non pochi ex seguaci, che è riuscito ad imporsi su tutti gli alti ufficiali dello schieramento jihadista.

L’esperienza gli ha insegnato che l’arma del terrore non basta; mostrarsi efferato verso i “nuovi crociati” e i loro alleati ebrei non è sufficiente se non si ha uno spazio che si possa considerare la propria terra e, soprattutto, se non si hanno le possibilità per organizzare le strutture necessarie ad una normale vita sociale.

Insomma, al Baghdadi ha compreso meglio e prima di altri suoi colleghi che gli omicidi mirati, gli attentati, le stragi per i suoi spietati progetti, sono importanti, essenziali, ma soltanto se si affiancano ad un’azione che permetta di mantenere, di rafforzare, di ampliare le proprie posizioni garantendo anche un’organizzazione capillare: dalla sanità alla scuola, dall’igiene fisica a quella “morale”, dalle moschee alle banche e alla coniazione di una nuova moneta che dona ulteriore prestigio al nascente organismo statuale.

Questo lo scopo prefissatosi da al Baghdadi e dai suoi colonnelli, oggi spiegato e documentato nel suo “Isis, lo Stato del terrore” da Loretta Napoleoni. Una studiosa che guarda al concreto e che, pertanto, ha ripercorso le tappe della “marcia” di un gruppo inizialmente di modeste proporzioni ma poi impostosi su tutti gli altri raggruppamenti jihadisti, non soltanto grazie ad un implacabile e generalizzato terrore ma pure per le abili operazioni finanziarie condotte con successo nei paesi della zona che favoriscono l’attuazione del suo disegno politico. Conseguentemente, dal Qatar alla Turchia, al Baghdadi si è mosso con sicurezza ed indubbia sagacia tanto da realizzare un capitale degno di un vero Stato.

In questo modo ha iniziato a vivere lo “Stato islamico”, oggi talmente potente e aggressivo da costituire un pericolo per tutto il Mediterraneo, non esclusa naturalmente l’Italia. Molto più potente e aggressivo – sottolinea la Napoleoni – dell’OLP, la formazione creata dal defunto Arafat.

Tutto è stato compiuto nel neonato Stato islamico con una disciplina e un programma capillare svolto sistematicamente man mano che si procedeva nella conquista del territorio. Un lavoro – va rilevato – che non ha trascurato alcun settore guadagnando in tal modo il consenso della popolazione, abituata all’incuria delle precedenti amministrazioni.

Se non si tiene conto di questo salto di qualità compiuto dallo jihadismo non c’è da illudersi sui risultati. Gli Stati Uniti, da Bush a Obama, seguitano a commettere irreparabili errori, imitati in questa politica fallimentare dall’Europa. Miserabili fallimenti che hanno condotto rapidamente dalle “primavere” ai più rigidi inverni. E nulla cambierà – conclude mestamente Loretta Napoleoni – se i responsabili dell’Occidente, invece di scaricare i propri complessi di colpa e di impotenza nelle varie Guantanamo che li pongono sullo stesso piano del nemico, non avvertono il dovere di capire quel mondo che fino ad oggi hanno tentato inutilmente di fronteggiare. Con il risultato di renderlo ancora più forte e spietato.

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