A Roma tacciano i corresponsabili

Che Roma fosse sommersa dal fango morale oltre che da quello materiale, nessuno fino ad oggi aveva dubitato. Non si era in possesso dei particolari, ma non si avevano dubbi sulla gravità della situazione.

Si capiva, infatti, che molte decisioni e “iniziative” per Roma non erano la conseguenza di delibere dei sindaci e degli assessori succedutesi nei decenni. Nella cosiddetta “seconda repubblica”, poi, il malaffare, lungi dallo scomparire, si è rafforzato e il suo potere si è manifestato in modo ancora più spietato e… disinvolto (si leggano i verbali delle recenti intercettazioni telefoniche).

Non sono sopportabili, quindi, gli indecorosi spettacoli di finta sorpresa e di indignazione altrettanto falsa da parte di chi fino ad oggi ha preferito tacere. Chi ignorava, nella dirigenza dei partiti come tra i preposti all’amministrazione della città, come la mafia fosse capillarmente presente e si servisse di individui disposti alle operazioni più losche, non esclusi gli omicidi dei ribelli e dei fastidiosi?

Silenzio e fatalità, sono state le parole d’ordine in una città sempre più lercia e marcia. Tutto era fatto apparire come inevitabile, incontrollabile. Fino a quando non sono giunti gli arresti, gli avvisi di garanzia, le conferenze stampa dei magistrati, le dichiarazioni della Polizia e dei Carabinieri nonché i commenti giornalistici. È a questo punto che si è giunti al massimo della vergogna con lo spudorato comportamento di chi, tacendo e lasciando fare è per lo meno corresponsabile dell’attuale desolazione.

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