Il cantautore che canta chiaro

Solitamente vengono considerate e spesso additate come guastafeste persone che, non essendo disposte a subire furbesche e farsesche messe in scena, sciupano le celebrazioni e turbano l’atmosfera cerimoniale con il richiamo alla realtà oltre che al rispetto della verità.

La ricorrenza dei venticinque anni dalla caduta del Muro di Berlino, non ha fatto eccezioni alla regola dato che in questa occasione, contrariamente a quanto si è voluto far credere, non tutto si è risolto con abbracci, baci, discorsi e lacrime di circostanza.

C’è qualcuno che non ha voluto stare a questo gioco per nulla dignitoso e tendente ad esporre ed imporre un’ottimismo fuori luogo: qualcuno ha ricordato che il comunismo resta una piaga e che ci sono ancora comunisti pronti a riprendere là dove erano stati costretti a lasciare. Infatti, proprio nella Germania est i rossi della Link – partito che raccoglie i resti della servile dirigenza filosovietica – si sono insediati recentemente al governo della Turingia, un importante land dalla lunga storia.

Questo fatto non è di poca importanza e il silenzio che lo ha circondato rivela come la voglia del “quieto vivere” sia prevalente fra politici, intellettuali e affaristi. Tuttavia, c’è ancora chi non teme di provocare per ricordare e denunciare che pure in Germania non va proprio bene, anzi che di bene se ne trova poco.

Così a Berlino si è potuta sentire la protesta dell’anziano e noto poeta e cantautore Wolf Biermann il quale è stato l’unica voce fuori dal coro a esprimere indignazione perché nel parlamento tedesco sono tornati a sedere i “miserabili avanzi” di quel regime che, nonostante sia sprofondato in un vergognoso fallimento, suscita ancora attrazione fra gli sprovveduti, gli immemori e i nostalgici del gulag, tenebroso gemello del lager.

Non è vano ricordare chi sia Biermann: figlio di un operaio ebreo e comunista ribellatosi al nazismo e finito ad Aushwitz dove trovò la morte. Il piccolo Biermann fu cresciuto dalla madre Emma che lo salvò da un terrificante bombardamento su Amburgo. A conflitto concluso Wolf partecipò al movimento dei “Pionieri” della Germania Occidentale e come tale prese parte al raduno mondiale della gioventù organizzata dagli occupanti russi a Berlino est. Più tardi Biermann si trasferì nella RDT
pagando a caro prezzo le sue simpatie perché capì ben presto l’errore commesso avvicinandosi ad un’ideologia e ad un partito che ostacolavano le sue aspirazioni alla libertà ed alla creazione poetica. La sua insofferenza per il clima tirannico del socialismo realizzato gli provocò la condanna per “tradimento di classe e grave violazione dei doveri civici” e di conseguenza la perdita della cittadinanza.

Oggi non intende rivivere altri giorni come quelli che lo hanno visto opporsi al regime vassallo di Mosca. Perciò ha neutralizzato i tentativi di zittirlo dei benpensanti mostrando la stessa fermezza che lo sostenne nel rifiuto di piegarsi dinanzi agli Ulbricht e Honecker. “Voi – ha detto – fingete di non vedere la continuità fra i postcomunisti che siedono nel Bundestag e i loro predecessori”.

È stato scritto che la signora Merkel non ha gradito la reazione del cantautore. C’è da crederlo conoscendo i suoi trascorsi di giovane attivista della repubblica democratica tedesca.

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