C’è odio anche nella Chiesa: la salveranno i pellerossa?

Straziati e bruciati. È la tremenda sorte di due coniugi cristiani in Pakistan, la nazione islamica che, alleata dell’America, dovrebbe contribuire a difendere l’Occidente.

Purtroppo l’odio non trova ostacoli persino nella Chiesa come dimostra la persecuzione, sempre più accanita e di cui sono vittime i monaci della Fraternità Francescana dell’Immacolata. E non risulta che ci sia stato sinora un intervento di Chi potrebbe sanare una situazione sconcertante e avvilente.

Intanto, continuano i commenti, corredati di polemiche, per i risultati non entusiasmanti, almeno per i credenti, del recente Sinodo dei vescovi. Mentre la maggioranza costituita dalla fazione progressistica, capitanata dal tedesco Kasper e dall’italiano Forte, si prepara a dare il colpo finale a coloro che considerano non più fratelli ma antagonisti. Ci sono, però, Pastori decisi a difendere il deposito di fede nella sua integrità.

“Al mistero divino – è stato il monito del cardinale George Pell – non appartiene soltanto la misericordia, ma anche la santità è la giustizia. “Non è certo un’idea personale quella esposta dal porporato, ma è in assoluta coerenza con quanto ha insegnato fino ad oggi il Magistero, da San Pietro a papa Ratzinger. Nè si sono espressi diversamente San Paolo, San Giovanni, tutti gli Apostoli, i Padri e i Dottori.

Un avvertimento non meno forte giunge dal sempre vigile vescovo di Philadelphia, Charles Chaput che esorta i laici ad aiutare il clero a non “perdere la bussola” in un momento così drammatico. Per chi non lo sapesse questo eminente e austero prelato è un pellerossa, membro di una tribù tra i protagonisti della storia del continente d’oltreoceano.

Stavolta le frecciate del cardinale non sono pericolose come quelle che hanno contribuito a dar vita alla leggenda dal Far West. Al contrario, chi le lancia è mosso da spirito di pace con il solo fine di custodire l’inviolabilità della sua terra, la Chiesa.

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