San Giovanni e la Leopolda: latita la speranza

Va riconosciuto che non c’è più la spregiudicatezza baciapilesca degli Andreotti, dei Moro e dei molti atei devoti della democrazia cristiana che hanno spadroneggiato nella seconda metà del Novecento. Ed è anche scomparso il bigottismo ideologico che faceva del palazzo di Botteghe Oscure la cattedrale del culto collettivistico. Anche se qualche ricaduta ogni tanto si verifica come si è notato nel caso di Gianni Cuperlo che, a quanto pare, non disdegna troppo un partito di tipo togliattiano, magari con tanto di “centralismo democratico”.

Tuttavia, non è che nella società italiana qualcosa fin dalle fondamenta sia cambiato, tanto meno migliorato sia pure lievemente. All’evidenza non si può sfuggire e ciò che si è visto sabato scorso in due città della Penisola non è tale da offrire uno spiraglio alla speranza.

A fine settimana, infatti, a Firenze si è esibito il presidente del consiglio nonché segretario del partito democratico, Matteo Renzi mentre a Roma si è impegnata a infiammare la gremita piazza San Giovanni la segretaria della Confederazione del Lavoro, Susanna Camusso.

Il cronista imparziale deve constatare che in questa occasione schierarsi da una parte o dall’altra significherebbe un rifiuto a capire, un voler porsi fuori della realtà e scartare ogni suggerimento critico fornito dalla ragione. Sia dalla piazza romana che dal salone fiorentino non è giunto, al di là dell’eco degli applausi e degli urli, il minimo segno di come affrontare il domani con proposte realistiche ed efficaci.

Renzi e Camusso non sono riusciti ad andare oltre le polemiche del giorno con il decrepito linguaggio cui si è stati abituati da sessant’anni di comizi. Così ancora una volta tutto è caduto nel vuoto morale di una classe che dovrebbe essere dirigente ma che, dinanzi all’accrescersi degli squilibri sociali e delle difficoltà ed angustie per il lavoro che manca, per le imprese che falliscono e per i negozi che chiudono, si affanna soltanto a salvare se stessa con l’appoggio dei soliti finanzieri amici. Con il rischio, tutt’altro che lontano, che tutto si risolva in un conflitto fra la iattanza giovanilistica senza ideali dell’ex boy-scout e il nostalgismo iperclassista della Camusso e di Landini.

Quanto tutto questo possa aiutare l’Italia a riprendersi non è difficile immaginare.

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