Fausto Bertinotti, dal salotto al confessionale?

Ecco dove si era ritirato in tutto questo tempo Fausto Bertinotti. Ecco perchè non si era più parlato di lui come del battagliero militante e neppure del brillante salottiero: aveva smesso i toni dell’infuocato e convincente arringatore come quelli dell’affabile conversatore.

Finalmente sono giunte buone nuove: l’ex capo dei comunisti irriducibili ha accantonato i problemi politici per dedicarsi a letture più proficue, almeno sul piano spirituale. E, a quanto si dice, ha iniziato affrontando il fluviale lavoro scientifico e apologetico di Gianfranco Ravasi, il brillante prelato ambrosiano distintosi negli ultimi decenni per il suo attivismo intellettuale al punto da fargli meritare il dicastero vaticano per i rapporti con il mondo della cultura.

Fausto Bertinotti, sempre a quanto è possibile apprendere dai bene informati, è riuscito con la tenacia tipica del neofita, se non a padroneggiare tutta la fitta produzione dell’ineffabile porporato, per lo meno a raggiungere quella conoscenza indispensabile per non smarrirsi dinanzi a questioni per lui fino a ieri insolite. Tanta è stata la sua perseveranza da essere stato scelto da una selettiva casa editrice cattolica per parlare in un libro-intervista delle esperienze di una vita alacremente vissuta. E, fatto ancora più indicativo, ha ottenuto che fosse lo stesso Ravasi a scrivere la prefazione.

Inutile sottolineare come e quanto, sia il prefatore con la sua forbita prosa che l’appassionato espositore del proprio pensiero, abbiano saputo essere all’altezza della situazione: sino a giustificare l’immediata mobilitazione delle più accreditate penne del giornalismo solertemente adoperatesi ad assicurare l’opportuno risalto all’iniziativa.

Certo, il successo di critica e di diffusione non mancherà anche se, per dovere di cronaca, va registrato qualche imbarazzo. È stato notato tra i primi lettori – ma si tratterà sicuramente della trascurabile opinione di un passatista, ancora legato al magistero di Ratzinger- che è arduo scorgere, attraverso le parole del catecumeno Bertinotti, trasferitosi dallo sconforto della politica alla quiete rassicurante della meditazione, quell’artigliata coscienza di cui parla l’immaginifico Ravasi.

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