L’Ordine dei giornalisti e l’istanza di una informazione libera

Per anni chi scrive ha sempre evitato di inserirsi nelle polemiche riguardanti l’Ordine dei giornalisti. I motivi, a cominciare dalla stessa esistenza di questa istituzione a carattere professionale, non mancavano. Ma si è limitato a prendere atto della realtà costituita dalla nascita di un organismo sorto nell’indifferenza di molti tra coloro che invece avrebbero dovuto manifestare interesse per l’iniziativa. Ha continuato a lavorare con senso civico e, quindi, nel richiamo a quei principi e valori dai quali non deve prescindere chi ha l’obbligo di informare e sensibilizzare i propri concittadini su fatti e opinioni.

Ma quel che recentemente si è verificato non può non suscitare perplessità. È il caso di un membro dell’Ordine, il giornalista Magdi Allam. Questi, infatti, è stato sottoposto a giudizio dai vertici dell’organismo professionale per la posizione assunta sul gravissimo coinvolgimento di molti paesi costretti a subire le conseguenze sanguinose di un inconcepibile e inammissibile travisamento di un messaggio religioso ridotto a furiosa ideologia. Magdi Allam, fin dal primo manifestarsi di questa tragedia, ha avvertito il compito di intervenire. È un giornalista che svolge il suo lavoro con dedizione; un osservatore attento anche se non sempre con il distacco del diagnostico.

Oggi il mondo è preso nella morsa di un terrorismo che adduce motivazioni falsamente religiose. Migliaia di sciagurati, annebbiati dall’odio, asseriscono di agire in difesa dell’Islam mentre ne sono i più insidiosi nemici negando quella misericordia che è, come recitano i suoi fedeli, nel cuore di Allah e compiendo delitti in nome di un credo che non professano.

In questa situazione che sta sconvolgendo l’esistenza di intere popolazioni, Magdi Allam non si limita a registrare e a commentare gli eventi, ma per spirito solidale vi partecipa finendo con l’andare oltre il suo mestiere tanto da non distinguere con esattezza aggressori e vittime ed a confondere l’Islam con quell’islamismo che ha ridotto il culto di Allah a espressione di ferocia.

Pertanto, irretito nella più aspra polemica, non si è accorto di porre sullo stesso piano, contro le proprie intenzioni, i proclami deliranti di capibanda sanguinari con il Corano: un testo che – al di là di ambiguità segnalate dai non musulmani, ma recisamente negate dai suoi fedeli e nonostante alcuni preconcetti, tipici dell’epoca in cui fu scritto, come quello sulla presunta superiorità dell’uomo sulla donna – chiede di essere letto con mente sgombra da malanimo. Non a torto il governo austriaco ha allo studio una legge che affidi a esperti scelti dalla comunità musulmana del paese la traduzione del Corano in modo che ci sia la medesima guida per tutta la comunità.

Tuttavia queste considerazioni non riguardano, tanto meno possono influenzare, come è stato già osservato da più parti, le decisioni dell’Ordine su tale vertenza. Infatti, all’Ordine si chiede di adempiere al suo compito: ribadire il diritto di ogni suo membro ad esprimere il proprio pensiero. È l’unica via perseguibile per un leale ed esauriente confronto delle idee.

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