De Gasperi, Togliatti e Berlinguer: commemorazioni e considerazioni

Può sembrare paradossale il fatto che nello stesso partito e nello stesso momento si celebrino personaggi che hanno svolto ruoli dialetticamente antagonistici.

È quel che avviene nel partito democratico dove gli ex comunisti e molti nostalgici della sinistra laico-marxista celebrano Palmiro Togliatti nel cinquantenario della morte ed Enrico Berlinguer scomparso trenta anni fa mentre dalla medesima sponda politica giungono le voci commosse di iscritti e militanti che rimpiangono l’uomo di maggior risalto storico della formazione di provenienza, la democrazia cristiana, di cui Alcide De Gasperi fu, almeno per un decennio, il massimo esponente.

Può sorprendere, lì per lì, ma poi si deve prendere atto della realtà: ciò che sta avvenendo è tutt’altro che bizzarro. Si tratta, in un certo senso, di una presa di coscienza e conseguentemente della raggiunta consapevolezza dell’identità di fondo dei tre politici richiamati alla memoria. Infatti, se l’Italia è chiusa nella morsa della partitocrazia lo si deve, per quanto riguarda la d.c. a De Gasperi e successivamente ai tanti che si posero nella sua scia: Moro e Andreotti, per fare due nomi tra i più noti.

Fu De Gasperi a pronunciare il discorso-guida che indicava la strada per il futuro: la d.c. – proclamò – è un partito di centro che guarda e marcia a sinistra. Questo messaggio fu tenuto bene a mente, al di là delle tattiche momentanee, da tutti gli uomini che raggiunsero il vertice dello Scudo Crociato.

Dall’altra parte ad occupare la scena furono soprattutto Togliatti e Berlinguer. Del primo non si è dimenticato quello che è considerato lo storico “discorso di Bergamo” dedicato ai rapporti con il mondo cattolico; il discepolo sardo non fu da meno e non a caso si circondò di collaboratori e consiglieri provenienti dal movimento cattolico comunista il cui teorico, Franco Rodano, fu tra i leninisti più devoti.

Sia alla Botteghe Oscure che a Piazza del Gesù, centri dell’attività degli uni e degli altri, si rimase fedeli, evitando scontri insanabili, al progetto elaborato dai fondatori per il mantenimento e il rafforzamento della partitocrazia.

Il rischio di un collasso del sistema e della necessità di difendere a qualunque costo una costituzione non più in grado di superare le difficoltà di un paese in disfacimento ha costretto i due partiti a porsi sulla stessa piattaforma.

Spetta ora agli storici stabilire la verità sulle origini della repubblica e su coloro che hanno creato le premesse della drammatica situazione attuale.

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