In morte di Nadine Gordimer

Benedetta ragazza di novant’anni! La morte di Nadine Gordimer ha alimentato le polemiche, invece di placarle. C’è chi seguita a denigrarla accusandola di aver utilizzato le sue narrazioni per speculare sulla tragedia della separazione razziale in Sud Africa e chi, al contrario, la porta alle stelle esaltandola come la “Mandela Bianca”.

Ci si trova davanti a forzature polemiche che non aiutano a dare un giudizio sereno sulla saggista oltre che sulla più nota autrice di romanzi e racconti nonchè ricercata e acclamata conferenziera.

In verità, a non persuadere i lettori – quelli che non si lasciano assoggettare dalle passioni partigiane – è soprattutto il modo in cui ha preso le difese di una “causa”, rinunciando a capire gli aspetti negativi, il sostrato ideologico della causa stessa i cui più puri rivendicatori, emarginati a operazione compiuta, erano di chiaro indirizzo marxista e si proponevano di realizzare un regime fondato non sul rispetto della libertà e della dignità della persona, ma su un sistema rigidamente socialista.

Spinti ai margini i fautori dell’etica collettivistica subito dopo il mutamento istituzionale, il potere è stato assunto da colo che, pur dichiarandosi eredi del programma di Mandela, hanno dato vita a un dispotismo senza ideali e senza alcun piano di risanamento e di sviluppo che supponeva un clima di rasserenamento e di collaborazione. Ben presto il nuovo stato è divenuto preda di profittatori che non hanno perso tempo ad accordarsi con le grandi società internazionali che facevano e fanno, a loro piacimento e vantaggio, il buono e il cattivo tempo. La conseguenza è stata già rilevata dagli osservatori: la povertà e la discriminazione sono tutt’altro che scomparse.

E la responsabilità morale di quanto sta accadendo in terra africana è anche della scrittrice scomparsa cui non va certo rimproverato il suo rifiuto del razzismo, ma l’appoggio a una coalizione che ha promosso una politica – non meno della precedente – vessatrice verso i ceti meno agiati e poveri.

Alla signora Gordimer è stato assegnato il Premio Nobel: più per il suo attivismo politico che per la produzione letteraria. Non sorprende: infatti, scorrendo l’elenco dei meritevoli di questo famoso riconoscimento, si può facilmente notare che sono molti coloro che non vengono ricordati per aver lasciato un segno indelebile nei campi dell’arte, della poesia e della scienza.

Tutto sommato – quella della signora Gordimer – è stata una vita tranquilla: qualche fastidio, ma niente di più. Nessuna guerriglia la sua, nessun azzardo, ma soltanto interventi orali e scritti che l’accreditavano presso i futuri vincitori e le procuravano il compiacimento degli ambienti che contano.

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