Obiezioni a Roger Scruton, filosofo conservatore

Nella polemica politica della Penisola si indicano come conservatori i nostalgici della prima repubblica, quella degli accordi tra Agnelli e Lama (per ricordare i più catastrofici) e della sedicente unità nazionale, progettata da due partiti antinazionali, la democrazia cristiana e il partito comunista.

Ma, allargando la visuale oltre i nostri confini, i conservatori rientrano generalmente in due categorie. Nella prima vi sono i difensori del proprio stato sociale e, soprattutto, del proprio patrimonio; nella seconda si trovano coloro che potrebbero essere considerati reazionari o, meglio ancora, fautori della rivoluzione restauratrice se non avessero timore delle “posizioni estreme”, cioè, di uscire dall’ambito della “moderazione” che, poi, alla fine si riduce sempre a tentennante moderatismo.

Tra i secondi si pone il filosofo politico inglese Roger Scruton che non sarebbe difficile seguire nelle sue osservazioni se non ci si trovasse dinanzi alla pietra d’inciampo del formale ossequio a quelle “istituzioni democratiche” che hanno dato abbondanti dimostrazioni di essere impedimento ad uno Stato in cui tutti i suoi membri si ritrovino in una vissuta partecipazione e, quindi, inconciliabili con la rivendicazione di principi e di valori cari, come appare anche in una recente intervista, a Roger Scruton. Infatti al politologo d’oltremanica preme mettere in guardia i suoi lettori ed estimatori dagli oligarchi e dai loro vassalli insediati nei governi e nei parlamenti dei paesi aderenti all’Unione Europea.

Scruton ha preso lo spunto da un “evento epocale” come l’abdicazione di Benedetto XVI per dare pienamente il senso della situazione di criticità e di precarietà in cui versano non soltanto l’Europa e l’Occidente. Questo evento costringe le coscienze non sopite ad una riflessione sincera e profonda sulla realtà del nostro continente alla deriva. Ci sono problemi da fronteggiare, però,  che non derivano da un “deficit democratico”, come sembra credere Scruton, ma dalla totale assenza di prospettive spirituali “che possano permettere all’uomo e alla società di seguire la strada di uno sviluppo tale da andare ben oltre i progressi della tecnologia: uno sviluppo che favorisca la persona, ogni persona nella sua interezza, complessità e ricchezza interiore. Ecco l’insegnamento, per quasi otto anni, di Papa Ratzinger destinato a rimanere nella storia come un pontefice guidato da intuizioni mistiche.

Su questa verità e sul conseguente ripudio di fallaci tentativi di mediazioni ideologiche che portano inevitabilmente all’errore, si deve insistere con tutti coloro che affermano di voler “conservare”, ma non si capisce come e cosa vogliano conservare dal momento che non riconoscono il vero nemico.

Roger Scruton è un cristiano, pur se di una confessione che non ha la pienezza di fede della cattolicità romana. Ma il Cristo in cui crede è identico al Cristo che ci fa riconoscere fratelli e ci unisce nel convincimento che la rinascita spirituale è la premessa di un duraturo sviluppo civico e sociale. Dunque, testimoniamo e combattiamo “nella gioiosa certezza – sono parole di Benedetto XVI – che il Signore è accanto a noi.”

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