La testimonianza fedele di Marcello Veneziani

E’ stato sempre ardente desiderio del ricusante riuscire a realizzare l’armonia tra la custodia della Traditio e l’appoggio ad una sana ed efficace Renovatio. A tal fine ha impegnato le proprie energie spirituali, ha messo alla prova i requisiti della propria intelligenza e gli impulsi della propria volontà. Ma, nel senso da lui voluto, di strada ne ha percorsa poca. Tuttavia la speranza è sempre viva: non in se stesso, ormai vecchio, ma in esponenti delle generazioni successive alla sua. In particolare su uno di loro ha fermato la sua attenzione e riposto le sue attese. Entrato nell’età matura, questi ha già all’attivo ponderati saggi che non sono stati dimenticati. Talvolta certe esitazioni e certe brusche frenate hanno fatto temere al ricusante una caduta che, però, grazie all’Arcangelo Michele, protettore dei testimoni pugnaci, ha saputo evitare.

Si intende parlare di Marcello Veneziani che in questi ultimi tempi si è fatto apprezzare non soltanto per le risolute note polemiche, ma soprattutto per i pregnanti profili di coloro che hanno saputo salvare dalle rovine del Novecento il pensiero, la poesia e l’arte.

Il ricusante, fin dai primi anni settanta, si è rifiutato di accettare la definizione di “cultura di destra” ritenendo che la distinzione si dovesse stabilire tra l’incultura di cui si è fatta conduttrice la sinistra ideologica e politica e la cultura fedele, cioè, la cultura che mantiene vivo e sempre più fertile il terreno della sapienza e questa virtù non è prerogativa della “destra”, ma di quello schieramento ideale formato dalle menti e dai cuori delle persone decise ad affrontare gli ostacoli ed i pericoli di oggi con le certezze e le accortezze del passato.

In questo schieramento Marcello Veneziani occupa una posizione di punta, senza spavalderia ma con la sicurezza data dalla chiarezza delle idee e dalla fermezza dei sentimenti che lo spingono a ribadire, come fa nelle limpide pagine di meditazione sul Simposio platonico, “che ognuno di noi non è un’isola deserta, ma ha bisogno dell’altro, ha bisogno di un corpo, di un’anima in cui specchiarsi, ha bisogno di congiungersi e l‘amore, propriamente, è questa connessione. Dunque, “l’amore come ricerca continua, incessante. Verso la perfezione dell’Essere”.

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